Il debutto di un nuovo allenatore, una doppietta d’autore, il tutto esaurito a San Siro, un gol all’ultimo secondo. Milan-Inter ha avuto tutto di un grande derby. Eppure è stato un derby inutile. Chi doveva confermarsi ha visto sfumare la vittoria che avrebbe significato la definitiva consacrazione. Chi doveva rilanciarsi ha evitato la sconfitta a tempo scaduto, ma senza cambiare la propria stagione, almeno non nell’immediato. Il risultato è un pareggio che mai come stavolta non accontenta nessuno e rischia di diventare il simbolo dell’ennesima stagione anonima, con gradi diversi di mediocrità.

Certo, il bicchiere potrebbe anche essere mezzo pieno. Da entrambe le parti. Il Milan è addirittura secondo in classifica, anzi primo insieme alla Roma nel campionato degli umani alle spalle della Juve. Ha mostrato di possedere ormai un’identità di squadra ben definita e solidità difensiva anche in assenza di un elemento fondamentale come Romagnoli. Ha trovato persino le prodezze di Suso, nel suo piccolo l’uomo di classe e fantasia che manca alla formazione operaia costruita da Montella. Pure l’Inter è apparsa trasformata. Con un modulo e uno schieramento non troppo diverso da quello provato e riprovato invano da De Boer, ma molto più credibile. L’impatto di Pioli si è visto dal primo all’ultimo minuto: dalla giusta distanza fra i riparti e l’aggressività con cui i nerazzurri hanno approcciato la partita, allo spirito con cui non si sono disuniti dopo entrambi i due svantaggi subiti proprio nel loro momento migliore. Soprattutto nel primo tempo, l’Inter ha dominato e dimostrato che sulla carta avrebbe tutte le qualità per essere una squadra di vertice, almeno in questa Serie A. Anche grazie ad un paio di intuizioni del nuovo allenatore (il pressing alto, Medel centrale di difesa fino all’infortunio, Brozovic di nuovo leader del centrocampo) che hanno portato miglioramenti immediati.

Alla fine, però, il 2-2 lascia comunque l’amaro in bocca. L’Inter doveva vincere per invertire la tendenza negativa: Pioli ha iniziato solo con un pareggio e ora ha di fronte un mini-ciclo terribile (Fiorentina e Napoli) che rischia di condizionare il suo lavoro. Per altro non ha risolto (come avrebbe potuto in due settimane?) alcuni problemi atavici di questa squadra: gli errori difensivi, la difficoltà a segnare, quell’equivoco di giocatore che si chiama Kondogbia hanno rovinato un’ottima prestazione di gruppo. Quanto al Milan, Montella parla di “classifica da sogno” e ha ragione. Farsi raggiungere a tempo scaduto è però sempre un rimpianto, che potrebbe acuirsi nelle prossime settimane. Tutti chiedevano una svolta che in fondo non c’è stata. Anche i tifosi rossoneri, alle prese con l’ennesimo (forse), ultimo derby di Berlusconi per l’imminente (pare) arrivo dei cinesi: omaggiato dalla curva, commosso in tribuna, ma ancora aggrappato ad un possibile ruolo di presidente onorario. Però con “possibilità di intervento sul mercato e sul campo”, specifica lui. Ospite d’onore del derby di chi vive nell’attesa di un futuro che non arriva mai. E allora si rifugia nei ricordi.

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