Tra annunci e revisioni, nei mesi scorsi le stime sulla crescita del prodotto interno lordo del 2016 erano state dimezzate dal governo: da +1,6% a +0,8%. Ma dopo un semestre di previsioni disattese, sembrava lontano anche l’obiettivo minimo. Invece la stima preliminare dell’Istat sulla variazione acquisita per il 2016 conferma il numero messo nero su bianco dal governo Renzi nell’ultima Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Stando ai dati diffusi martedì dall’istituto, tra luglio e settembre il pil italiano è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente – che aveva fatto segnare uno stallo, con il pil a +0% – e dello 0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2015. Contemporaneamente però l’Istat ha anche rivisto al rialzo il dato relativo al primo trimestre: da +0,3 a +0,4%. Di conseguenza, anche se negli ultimi tre mesi del 2016 la variazione congiunturale del pil fosse nulla, la crescita annua italiana per il 2016 si attesterebbe ora a +0,8%.

L’istituto nazionale di statistica, in attesa dei dati definitivi e completi che verranno resi pubblici il 15 febbraio, anticipa come il merito della seppur minima crescita sia dovuto soprattutto ai settori dell’industria e dei servizi, mentre è diminuito il valore aggiunto nel comparto agricolo. Determinante la domanda interna: “Vi è un contributo ampiamente positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) – fa notare l’Istat – in parte compensato da un apporto negativo della componente estera netta”.

Il dato italiano è in linea con il trend registrato nel trimestre dagli altri Paesi dell’area euro. L’Eurozona, però, ha registrato un progresso dell’1,6% rispetto allo stesso trimestre del 2015. Il premier Matteo Renzi ha accolto la notizia con un tweet in cui ha attribuito il risultato diffuso dall’Istat alle riforme del governo: “Con le riforme sale il Pil, senza riforme sale lo spread. Avanti tutta, l’Italia ha diritto al futuro #passodopopasso”.