Gianni Cuperlo voterà Sì al referendum sulla Costituzione. L’annuncio è arrivato a mezzo stampa dopo che il suo schieramento a favore della riforma era diventato quasi scontato. Ieri infatti, nel bel mezzo della Leopolda, è stata data la notizia della sua firma alla bozza per la modifica della legge elettorale: ovvero la richiesta fatta dall’ex presidente dem ed esponente della minoranza Pd è stata rispettata, e per molti era il segno che Cuperlo avrebbe abbandonato il fronte di battaglia per unirsi ai colleghi del partito. Detto fatto. “Abbiamo ottenuto quello che volevamo”, ha detto in un colloquio con Repubblica, “incoerente è chi parla di tradimento”. E in un’intervista al Corriere della Sera ha aggiunto: “Voglio essere coerente, ma certo peserà la lealtà degli altri nel tener fede agli impegni del documento. Sui limiti della riforma non ho cambiato idea e mi sono battuto per una soluzione diversa. Adesso siamo di fronte a una responsabilità che è ricostruire un dialogo nel Parlamento e nel paese per istituzioni più rappresentative e condivise”.

La scelta di Cuperlo però non mette d’accordo tutta la minoranza. Pierluigi Bersani ha già deciso che farà campagna elettorale per il No e molti dei parlamentari a lui vicini hanno condannato il testo come “una presa in giro”. “Documento fumoso”, ha detto Roberto Speranza. Una spaccatura ulteriore quindi, che lascia solo l’ex presidente del partito. “Voglio essere coerente, ma certo peserà la lealtà degli altri nel tener fede agli impegni del documento”, ha continuato Cuperlo parlando al Corriere. “Sui limiti della riforma non ho cambiato idea e mi sono battuto per una soluzione diversa. Adesso siamo di fronte a una responsabilità che è ricostruire un dialogo nel Parlamento e nel paese per istituzioni più rappresentative e condivise”. Secondo Cuperlo dividere “tra il bene e il male su quella data è stato un errore”: “Quel voto non segnerà lo spartiacque tra Medioevo e Rinascimento e, chiunque prevalga, ci risveglieremo coi problemi di adesso. Ripresa debole, povertà e un’Europa senz’anima. In questo quadro dividere tra il bene e il male su quella data è stato un errore. Come altri ho cercato di ridurre le distanze almeno sulle regole elettorali. Spero di aver dato una mano”.

Nel colloquio con Repubblica ha invece motivato il suo “Sì” al referendum: “Evidente che non si può essere completamente soddisfatti, ma abbiamo ottenuto quello che come minoranza abbiamo chiesto per mesi. Quindi da parte mia firmare un documento su queste modifiche all’Italicum – i collegi per eleggere i deputati, il no al ballottaggio, il premio di governabilità, oltre all’elezione diretta dei nuovi senatori – è stato un atto di coerenza”. Per quanto riguarda le preoccupazioni espresse dal fronte del No ha aggiunto: “Vedo e capisco alcune preoccupazioni di chi voterà No. Anche per questo ho fatto mia l’urgenza di superare l’Italicum e quando un primo risultato è stato raggiunto mi è sembrato serio percorrere il sentiero. Non sono un uomo di certezze assolute e comprendo le posizioni di tutti. Sento il peso della scelta e di una responsabilità”. E ha concluso ribadendo la sua posizione di contrapposizione a Renzi: “Il premier non l’ho sentito ma, anche senza conoscerci bene, lui sa come sono fatto. Lavorerò per un’alternativa politica e culturale al renzismo. A Renzi mi sono contrapposto all’ultimo congresso e non lo sosterrò al prossimo”.