Non è eccessivo considerare Robert Darnton come uno degli intellettuali più importanti al mondo. Questa considerazione non nasce solo dall’imponente carriera accademica che l’autore può vantare: presidente dell’American Historical Association, professore emerito a Princeton e direttore della Biblioteca Universitaria di Harvard, fondatore del progetto Gutenberg-e program, Cavaliere della Legion d’Onore, membro del comitato direttivo della Digital Public Library of America.

Francamente, non è questo a impressionarci. Ciò che ci interessa è come questi riconoscimenti internazionali abbiano scandito come pietre miliari un percorso di ricerca culturale ammirevole per coraggio e rigore. Darnton è uno dei pionieri della cosiddetta “Storia del Libro“, una disciplina umanistica impostasi all’attenzione del pubblico anche grazie ai suoi saggi più celebri (di cui abbiamo in Italia puntuali tradizioni grazie ad Adelphi).

Il peculiare segreto del successo arriso al professore newyorchese è la dote di associare un’erudizione sconfinata (acquisita attraverso anni e anni di studio diretto sulle fonti nelle principali biblioteche di tutto il mondo) con una prosa vivacemente gradevole, ricca di curiosità illuminanti e aneddoti paradossali (uno stile giornalisticamente efficace rodato negli anni giovanili in cui era cronista di nera per il New York Times).

Soprattutto, Darnton è campione nella disciplina benedetta di spazzare via luoghi comuni, disinnescare pregiudizi e decostruire stereotipi, attraverso la paziente ma inesorabile elencazione delle fonti, e una garbata ma appuntita ironia. L’eccellenza dei suoi studi è senza dubbio raggiunta nella conoscenza della Francia del Settecento, di cui egli è considerato probabilmente il massimo esperto al mondo. Una frequentazione intellettuale che certo ha influenzato la weltanschaaung di Darnton, convinto “illuminista“, nel senso migliore e più universale del termine. La sua visione, ad esempio, dell’influenza della tecnologia sulle nostre vite è in equilibrio tra l’entusiasmo utopistico di Marshall McLuhan e il pessimismo apocalittico di Jean Baudrillard. Darnton è un cultore del libro cartaceo, ma, come vedremo tra poco, è un fautore delle immense potenzialità del digitale.

Certo, la sua analisi delle fiabe popolari (ne Il grande massacro dei gatti) è lontana dalle profondità simboliche raggiunte da Cristina Campo ne Il flauto e il tappeto (raccolte, sempre da Adelphi, in Gli Imperdonabili), e la sua visione del Settecento francese (ne L’età dell’informazione) come epoca madre della libertà in senso moderno potrebbe destare le obiezioni di AdornoHorkheimer (e non solo). Al di là delle impostazioni filosofiche, comunque, è innegabile il grande valore dei suoi libri, autentiche miniere di spunti, episodi oscuri e illuminanti, riflessioni mai scontate e sempre suffragate da evidenze documentali.

Darnton è stato insignito a Roma del Premio Internazionale Le Cattedrali Letterarie Europee (fondato dall’Associazione Culturale Eureka di Marco Ghitarrari e Pierluigi Pietricola), e con l’occasione ha tenuto, presso il Centro Studi Americani di Roma, una illuminante lectio magistralis sul tema della censura, anticipando i temi del suo prossimo libro (in uscita nel 2017), che spazia dall’ancien régime (in cui la censura era “privilegio”) alla dominazione britannica in India (censura come “sorveglianza”, nel senso di Michel Foucalt) fino alla Germania dell’Est (censura come programmazione culturale).

Quando, con un velo di provocazione, gli opponiamo le “profezie” di Huxley e Pasolini sull’eccesso di (apparente) libertà come massimo strumento repressivo del potere, che assorbe e dunque svuota di significato qualsiasi forma protestataria, egli risponde sorridendo che coglie il punto, ma rimane un convinto e fiducioso assertore della democrazia liberale. Gli crediamo, poiché la vera impresa culturale di Robert Darnton è senza dubbio la maestosa opera di digitalizzazione della Digital Public Library of America: una sfida aperta a Google, che sta realizzando lo stesso processo, per poi far pagare l’accesso ai testi digitalizzati.

Darnton sta “salvando” un immenso patrimonio di documenti cartacei, per poi consentite il libero accesso a tutti gli utenti del mondo. Perciò, rispettiamo in lui un vero illuminista, che sta provando, a oltre 70 anni, a rendere reale il sogno degli umanisti italiani, poi ripreso dagli enciclopedisti francesi, della Repubblica delle Lettere.