Dario Fo ha rappresentato l’artista che crede di poter essere qualcuno in grado di svegliare le coscienze e che è convinto del fatto che attraverso la satira sul potente si possa restituire dignità a un popolo intero e anzitutto agli oppressi, un po’ secondo la tradizione dei giullari medioevali”. Così il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, esordisce nel suo ricordo di Dario Fo, durante Otto e Mezzo (La7). Scanzi rievoca anche le durissime critiche all’artista, in occasione del Nobel del 1997: “Fu attaccato da gente come Gasparri, il che faceva anche ridere perché Gasparri che attaccava Fo era un po’ come Peppa Pig che criticava Aristotele”. La firma del Fatto si rende protagonista di un vivace battibecco con Roberto D’Agostino, poi prosegue nel suo ricordo dell’artista scomparso: “L’ho incontrato nel febbraio di quest’anno per una intervista. Mi ha colpito tanto la grande consapevolezza che aveva di se stesso, aveva una grande aura e non era un uomo facile. Per citare Bertoli, era uno che aveva uno sguardo dritto e aperto nel futuro. E ricordo anche che su Benigni improvvisamente si accese. Riteneva che il comico toscano non avesse più assolto al suo compito di giullare. Era questo che lo feriva e in questo senso Fo è rimasto giullare fino alla fine”. Sulla vicinanza al movimento di Grillo, Scanzi sottolinea: “Fo era un po’ il rovescio della medaglia del M5S, cioè negli ultimi anni della sua vita ha visto nel M5S quello che lui intravedeva nella sinistra degli anni ‘70”