Le misure messe in campo dalla Banca centrale europea, a partire dall‘acquisto di titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona (quantitative easing), hanno “fatto risparmiare solo nel 2015 circa 28 miliardi di euro sotto forma di minori tassi d’interesse” al ministero delle Finanze tedesco. A fare i conti in tasca alla Germania, sottolineando quanto abbia beneficiato delle operazioni espansive tanto criticate dal numero uno della Bundesbank Jens Weidmann, è stato lo stesso presidente della Bce Mario Draghi, che mercoledì ha parlato ai deputati del Bundestag.

All’inizio di settembre l’Handelsblatt aveva quantificato in 122 miliardi di euro i risparmi sul servizio del debito assicurati a Berlino tra il 2008 e il 2015 dai continui ritocchi al ribasso dei tassi di riferimento decisi dall’Eurotower dopo la crisi. Draghi è tornato sulla questione e ha colto l’occasione per sollecitare ancora una volta il governo tedesco a sfruttare gli spazi di manovra garantiti da un bilancio in equilibrio per fare investimenti, invece che continuare ad accumulare risparmio in eccesso: questo avrebbe ricadute positive anche per il resto dell’area euro. “Se vogliamo che i risparmiatori traggano beneficio da più alti tassi d’interesse in futuro, dovremo creare opportunità d’investimento per mettere a frutto produttivamente quei risparmi”, ha detto l’economista.

“La politica monetaria della Bce non è il fattore principale per la bassa redditività delle banche”, che piuttosto è associata a “una bassa efficienza operativa“, ha poi puntualizzato nuovamente Draghi, aggiungendo che “in Germania il rapporto fra costi e fatturato è mediamente più alto rispetto ad altre giurisdizioni”. Precisazioni che non sono bastate per tacitare la forte corrente critica che imputa proprio alla Bce la compressione dei margini d’interesse e il conseguente impatto negativo sui bilanci bancari. Gunther Krichbaum, capo della commissione Affari europei del parlamento tedesco, nel giorno del discorso di Draghi al Bundesbank ha per esempio detto in tv che i bassi tassi di interesse danneggiano le banche tedesche e sono un “salvataggio occulto” per i Paesi che non fanno riforme strutturali.

Intanto però il primo istituto tedesco, Deutsche Bank, resta sulla graticola per problemi che nulla hanno a che vedere con i tassi bassi: da un lato il peso dei derivati ad alto rischio che ha in pancia, dall’altro la multa miliardaria minacciata dalle autorità Usa nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita diobbligazioni garantite da mutui subprime. Secondo il quotidiano Die Zeit il governo sta lavorando a un piano di emergenza da mettere in campo per evitare il crac se la sanzione fosse confermata.