A Bologna venti alunni stranieri sono ancora in cerca di una classe. A Roma, quartiere Testaccio, il primo giorno di scuola c’erano undici studenti in più rispetto al previsto. In provincia di Savona i genitori hanno anticipato tutti: hanno tenuto i figli a casa e scioperato contro l’accorpamento delle sezioni. A Crema il problema è ancora più concreto: mancano le sedie e la lezione d’esordio si è svolta per terra tutti seduti in cerchio. Eccole le cronache bestiali della prima settimana sui banchi in Italia: da nord a sud dirigenti, genitori e insegnati, ma anche sindaci, sono pronti a tutto per farsi sentire dallo Stato. Paradossi di un Paese dove si passa dal sovraffollamento delle aule alla storia di Ingrid che ha tre maestre solo per sé.

Bologna, per gli stranieri non c’è posto
Cercansi sedia e banco per bimbi migranti. E’ l’appello che Filomena Massaro, dirigente dell’istituto comprensivo 11 e 12 di Bologna, scuola polo per l’accoglienza dei minori stranieri, ha lanciato ai colleghi della zona Savena e Santo Stefano. La preside da giovedì 15 settembre cerca una collocazione per venti alunni dai 6 ai 16 anni che non hanno potuto ancora conoscere i compagni: non si trova un posto.

Massaro da giugno ad oggi ha gestito circa 45 ingressi. Una buona metà di questi sono stati collocati ma non per tutti si è trovata una soluzione: gli istituti sono saturi. “Stando alla normativa sulla sicurezza delle scuole”, spiega la dirigente, “ovvero sulle capienze massime previste in ogni aula, i colleghi dirigenti della zona di Savena e Santo Stefano, hanno già raggiunto il numero massimo di alunni e non possono accoglierne altri. Non ci resta che guardare a scuole più lontane ma le famiglie si muovono con mezzi pubblici, non è facile spostarli dal quartiere di residenza. Questi venti bambini non sono potuti andare a scuola i primi due giorni, speriamo che lunedì inizino regolarmente le lezioni”.

La dirigente scolastica conosce bene la questione: “Per quanto si possa cercare di prevedere i ricongiungimenti sono comunque dati parziali; ci sono, per esempio, anche i ragazzi non accompagnati. Non c’è inoltre un periodo di arrivo. Dobbiamo pensare a strutture flessibili che consentano di accogliere i nuovi alunni: le classi non possono essere costituite solo da alunni stranieri ma deve esserci la possibilità di un periodo di formazione sulla lingua che consenta nel frattempo di trovare anche una loro collocazione”.

Roma, in aula in 32: “Colpa della burocrazia”
Alla scuola media “Cattaneo”, nel quartiere Testaccio (Roma), la scuola è iniziata lunedì 12 settembre e per 32 bambini “primini” il benvenuto è stato un’aula pollaio. Tutti, tra cui tre disabili, nella stessa classe. Secondo quanto riportato dai giornali locali si tratta di un problema burocratico: al momento delle iscrizioni gli alunni erano 21 e l’ufficio scolastico regionale ha assegnato alla scuola una sola sezione. A giugno sono arrivate altre tredici bambine dall’Accademia nazionale di danza. L’istituto ha comunicato immediatamente il nuovo dato agli uffici competenti ma non c’è stato niente da fare. Ora i genitori sono pronti a dare battaglia e a ricorrere al Tar.

Sassello, tutto il paese in sciopero per salvare la classe
Pronto a fare ricorso al Tar è anche il primo cittadino di Sassello, 1.830 abitanti, in provincia di Savona. L’ufficio scolastico regionale ha accorpato le classi della secondaria di primo grado e i genitori di tutte le scuole hanno lasciato i figli a casa il primo giorno di scuola. La battaglia di pochi è diventata la lotta di tutti: “Fino allo scorso anno avevamo tre classi. Quest’anno il numero degli studenti non è cambiato ma hanno formato due sezioni costringendoci ad una pluriclasse. Ufficialmente – spiega il sindaco Daniele Buschiazzo – ci hanno detto che ci sono pochi insegnanti; abbiamo chiesto l’accesso agli atti per comprendere cos’è accaduto. Non c’è una logica in questa decisione. Mettiamo a bilancio circa 180mila euro l’anno per le scuole e 52mila euro per l’asilo nido. Mantenere questo servizio nell’entroterra è essenziale, ma ci scontriamo con queste logiche ragionieristiche. Questa è una battaglia condivisa da tutto il Paese. La scuola ha un valore fondamentale. Siamo pronti a impugnare l’atto dell’Usr e a ricorrere al Tar se non ci daranno delle risposte”.

Crema, ci sono i bambini ma mancano i banchi
C’è anche chi ha fatto lezione senza sedie e banchi. La classe terza “A” della primaria del quartiere Sabbioni, lunedì è arrivata in aula ma l’ha trovata vuota. Per il primo giorno si sono dovuti adattare a fare lezione a terra. Immediata l’ira del Comune che se l’è presa con i docenti colpevoli di non aver spostato i banchi in surplus da una stanza all’altra. Un’accusa che il dirigente Pietro Bacecchi respinge al mittente spiegando cosa è accaduto: “Quest’anno siamo partiti con una classe in più perciò servivano dei banchi e delle sedie. Avevamo segnalato la necessità al Comune dal mese di maggio. Mi aspettavo che arrivassero in tempo ma così non è stato. L’insegnante ha pensato di ovviare al problema facendo sedere i bambini a terra e andando in cortile. L’assessore all’istruzione ha puntato il dito contro di noi, dicendo che avremmo dovuto chiedere scusa ai genitori, dicendo che i banchi erano persino in eccedenza ma quelli in più erano solo cinque: non si poteva certo far sedere cinque bambini e lasciare in piedi gli altri. Ci hanno detto che avremmo potuto usare i tavoli della mensa ma non si potevano spostare visto che erano già stati sanificati dall’azienda che eroga il servizio di ristorazione. Era da quattro mesi che avevo segnalato le necessità. Tra l’altro anche alla secondaria sono arrivati in ritardo di dieci giorni”.

Trasquera, un’alunna e tre maestre
La più fortunata è lei: Ingrid, dieci anni è in quinta elementare e ha tre maestre e una scuola tutte per lei. A Trasquera (Verbano), 380 abitanti che d’inverno vivono lontani da tutti e tutto a causa della neve e del ghiaccio, nessuno si lamenta. Il Comune non può permettersi uno scuolabus e nemmeno pagare un autista ma il sindaco Arturo Lincio e i suoi concittadini difendono a spada tratta la loro “scuolina” che secondo le previsioni demografiche tra qualche anno arriverà ad avere nove iscritti. Sempre che nel frattempo qualcuno non decida di trasferirsi.