La guerra tra Di Maio e Di Battista non esiste. Non c’è nessun dualismo. Di Maio è il candidato premier naturale, perché in grado di convincere anche i moderati (a meno che non deliri su Pinochet, collocandolo pure in Venezuela). E Di Battista è l’uomo che arringa le piazze e che buca meglio lo schermo, ma che mai nella vita – anzitutto per carattere – vorrebbe fare il Premier. E probabilmente neanche il ministro. Di Battista non vede l’ora che sia il 2023, così potrà serenamente abbandonare la politica e ricominciare a fare quello che ama di più: godersi la vita.

Al limite quella tra Di Maio e Di Battista è casomai la “lotta” tra l’ala dialogante e quella talebana, ma è un errore pure questo. I due si somigliano e sono anzi complementari. Come espressione dell’iper-talebanismo sono assai più rappresentativi i “basagliani”. Uso questa parola per descrivere una delle correnti più masochisticamente rumorose del M5S, quella composta – appunto – da gente che pare misteriosamente amnistiata dalla Legge Basaglia. Come nella Dc c’erano i dorotei e nel Pci i miglioristi, nel M5S ci sono (anche) i basagliani. Fare nomi sarebbe inelegante e quindi li faccio: penso per esempio a Shrek Giarrusso, Allunaggio Sibilia e la mitologica Streaming Lombardi. Idoli assoluti. Agili, in scioltezza.

Ed eccoci al problema maggiore del M5S, che non è certo l’inesistente lotta Di Maio-Di Battista e neanche la Lombardi in sé. Il problema è la gelosia da movimentismo. Chiunque tra voi abbia fatto parte di un movimento, qualsiasi movimento, sia stato esso studentesco o relativo alla Confraternita della Mela Cotogna di Tegoleto, sa che qualsiasi movimento viene prima o poi minato da un virus incurabile: la gelosia. O se preferite l’invidia. Qualcuno emergerà più degli altri e a quel punto, tra gli “altri”, ci sarà chi odierà così tanto il successo del collega da attaccarlo con ogni mezzo. Indebolendo non tanto il collega, quanto il movimento.

A Roma sta accadendo soprattutto questo. Non è solo naturale impreparazione, non è solo dilettantismo, non è solo Roma che era e resta pressoché ingovernabile. E’ anche e soprattutto il morbo della gelosia movimentista. Pensate a Di Maio e alla storia delle mail (private), degli sms (privati) e dei whatsapp (privati). Qualcuno, pur di fargli male, li ha resi pubblici. Provocando danni incalcolabili al M5S. La stessa cosa accade alla Raggi, che ha fatalmente suscitato una gelosia enorme (anzitutto) in molte sue colleghe. La divergenza politica non c’entra niente: è gelosia. Pura e semplice gelosia. Magari una ce l’ha perché la Raggi ha allontanato un suo protetto, quell’altra perché la Raggi è più famosa di lei. E via così.

Si trova, di ciò, definitiva conferma con il caso sollevato poche ore fa dalla mitologica Lombardi. L’altro giorno, parlando con un amico e collega, gli ho detto: “Vedrai che il prossimo disastro lo compie la donna che in cinque minuti polverizzò un milione di voti”. Ovvero la mitologica Lombardi. Figurati se sbagliavo. Quando la situazione pareva per loro rasserenarsi, l’ineffabile Streaming Roby ha pensato bene di attaccare a testa bassa con toni da suburra Raggi e Marra, ottenendo l’unico risultato di ridare forza agli avversari del M5S. Su tutti Renzi.

Per carità: il problema Marra esiste e l’inchiesta del bravissimo Emiliano Fittipaldi (puntualmente insultato da basagliani & mortidifiga) è meritoria. Il problema esiste, ma non è così che una forza politica dovrebbe affrontarli. Il giorno in cui il M5S capirà che con queste da beghe da Asilo Lombarduccia ci hanno piallato gli zebedei, sarà sempre troppo tardi. Mentre vi tirate i capelli e vi fate i dispetti, Renzi se la ride. Davvero volete tutto questo?