Ne Le avventure di Pinocchio, e in particolare nel capitolo dedicato all’osteria del «Gambero Rosso», mentre vaga di notte per la campagna in cerca del Campo dei Miracoli, Pinocchio incontra il grillo parlante. Il grillo lo mette in guardia: “Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!”.

Il passaggio, uno dei più famosi nel libro di Collodi, mi è tornato in mente mentre leggevo un altro libro, un romanzo: La truffa come una delle belle arti di Gianluca Barbera (Aliberti). Mi è tornato in mente perché Barbera ha scritto un romanzo tutto incentrato sulla truffa, o meglio, sui truffatori, e in particolare su un’intera stirpe di ciarlatani, i catanesi Lopiccolo, attivi dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri.

Cinque generazioni che compongono una dinastia dedita al raggiro raccontate dalla viva voce di Carl Peter Lopiccolo, quarto in linea di discendenza, malato e squattrinato che giace in un ospedale di Rio de Janeiro e che per soldi accetta di rilasciare una lunga intervista-confessione a un giornalista, il “signor Ricci”, incaricato di trarne un libro.

Il racconto di Lopiccolo si snoda attraverso 170 anni e oltre, dal bisnonno Petreus, detto Pepè, che per primo stupì il mondo esibendo nel suo favoloso circo, al prezzo di un carlino, quella che a suo dire era una sirena catturata al largo delle isole Galàpagos (in realtà “una creatura brutta e rinsecchita, di colore melmoso, lunga un metro e mezzo, che emanava un odore nauseabondo”), fino alle gesta del figlio Mark, impelagato nella truffa dei subprime, passando per il nonno Jonathan, colui che nel suo diario scrisse: “Il vero ha dei limiti naturali, il falso è senza confini” e che tentò di farsi passare come l’unico vivente in diritto di ereditare il tesoro di Francis Drake (!).

Centosettant’anni che lambiscono o attraversano un fiume di vicende e di personaggi storici, una gustosa girandola di frodi in cui a farla da protagonista è soprattutto la fantasia dei Lopiccolo, una razza di artisti loro malgrado, capaci di abbindolare il prossimo con potenti e minuziose fantasie. Perché la truffa, quando è ben congegnata, sembra non avere nulla da meno di un’opera d’arte (come diceva Picasso, “l’arte è una menzogna che ci avvicina alla verità”), ragion per cui è lecito dubitare perfino della veridicità dell’intero racconto che Carl Lopiccolo rivela per soldi al malcapitato Ricci. Questione oziosa, dal momento che ciò che noi alla fine leggiamo è un romanzo, ossia qualcosa che per definizione non è che un cumulo di fandonie.

“Quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!”. Gli eroi di Gianluca Barbera (giunto al termine della lettura posso dirlo) sono entrambe le cose.