Il burqa è un ostacolo all’integrazione. Per questo la Germania è pronta a introdurre un divieto parziale del velo integrale che occulta anche il volto. Parola della cancelliera tedesca Angela Merkel, che giovedì ha spiegato: “Dal mio punto di vista, in Germania una donna completamente velata ha poche possibilità di integrarsi“. E ha dato pieno sostegno al ministro dell’Interno Thomas de Maizière secondo il quale il divieto integrale va escluso in quanto “il Tribunale costituzionale lo respingerebbe”, ma è possibile introdurre l’obbligo di mostrare il voto in determinati luoghi, come gli uffici della pubblica amministrazione.

Il dibattito nel Paese è acceso, perché il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, continua a insistere sulla necessità di un divieto totale. E  venerdì i ministri dell’Interno regionali dell’Unione cristiano-democratica e sociale (Cdu-Csu, il partito della cancelliera) chiederanno in giornata il divieto di portare il burqa e altri tipi di veli islamici che coprono il volto, come il niqab, negli uffici pubblici, durante le manifestazioni e per chi guida un’automobile. A riferirlo in tv, citato dall’agenzia Dpa, il ministro federale Thomas de Maizière.

“Siamo d’accordo nel voler prescrivere l’obbligo di mostrare il volto dove è necessario per la convivenza nella nostra società: al volante, davanti alle autorità, all’Ufficio di stato civile, in scuole e università, nel servizio pubblico, di fronte a un tribunale”, ha detto il ministro sul secondo canale pubblico Zdf. “Rifiutiamo all’unanimità il burqa, non è adatto al nostro paese aperto al mondo”, ha detto ancora de Maizière.

Intanto il primo ministro francese Manuel Valls si è espresso contro l’uso del burkini, il tipico costume da bagno islamico, definendolo “incompatibile con i valori della Francia”. Tuttavia, in un’intervista a La Provence, anche Valls aveva dichiarato di essere sfavorevole a una legge che ne vieti l’uso. Della stessa idea è il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano: “La nostra Costituzione garantisce a tutti la libertà di culto” e un divieto “sarebbe una provocazione”.