La Francia va alla guerra del burkini, il costume da bagno ibrido tra burqa e bikini che lascia scoperti solo viso, mani e piedi, pensato per le donne di religione musulmana. Dopo i divieti ad indossarlo decisi da alcuni sindaci della Costa Azzurra e della Corsica, anche il primo ministro Manuel Valls si schiera contro l’uso dell’indumento, definito “incompatibile con i valori della Francia“. Il burkini, dice Valls, non è un costume da bagno ma “l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”. Tuttavia, in un’intervista a La Provence, ha detto di non essere favorevole a una legge nazionale contro il burkini. E sulla stessa linea il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano: “La nostra Costituzione garantisce a tutti la libertà di culto” e un divieto “sarebbe una provocazione”.

“Combattere il burkini, frutto di visione arcaica”
Il governo francese aveva già preso posizione con il ministro dei Diritti dell donne Laurence Rossignol, che si era detta d’accordo con i sindaci di alcune città del Paese – tra cui Cannes – sulla necessità di “combattere il burkini“, condannando tuttavia la decisione di contestualizzare il divieto tra le misure anti-terrorismo. Il capo del governo, in un periodo storico di altissima tensione con il mondo islamico, ha ribadito il concetto definendo il costume da bagno “una provocazione” frutto di “una visione arcaica“, secondo cui le donne sono “indecorose, impure e che quindi dovrebbero essere completamente coperte”.

I divieti tra nord e sud
La prima ordinanza municipale contro il costume era stata emessa il 12 agosto dal sindaco di CannesDavid Lisnard, eletto con il centrodestra, che aveva così motivato la decisione: “Il burkini manifesta in maniera ostentata un’appartenenza religiosa” e per questo “rischia di creare disturbo all’ordine pubblico”. In seguito al divieto, nei giorni successivi, tre donne erano state multate nella città della Croisette. Una era sdraiata proprio sulla spiaggia della Promenade, di fronte al Palazzo del Festival del cinema, e ha dovuto pagare 38 euro. Il giorno dopo, una donna di 32 anni è stata “colta in flagrante” sulla spiaggia di Zamenhoff. E lunedì pomeriggio è stata la volta di una tunisina di 57 anni. Altre sei donne, che secondo il capo della polizia municipale Yves Daros facevano il bagno “troppo coperte“, sono state avvertite ma hanno preferito lasciare la spiaggia.

La disposizione di Cannes è stata poi emulata dai sindaci di Villeneuve-Loubet, in Costa Azzurra, Sisco, in Corsica e Le Touquet vicino a Calais. Intervistato da Bfmtv, il sindaco di Le Touquet, Daniel Fasquelle, ha detto che sebbene non ci siano prove della presenza sulle spiagge locali di donne che usino il burkini “non bisogna aspettare di avere un problema per occuparsene, perché il compito di un sindaco è anche agire in anticipo”. Paragonando quindi la misura con il dispiegamento di agenti di polizia sulle spiagge. “Bisogna lottare contro tutti i comportamenti estremisti, quali che siano”, ha detto Fasquelle, che è anche deputato dei Repubblicani, il partito di Sarkozy, che dall’attentato di Cannes ha cambiato linea e ha spesso attaccato il governo socialista sulla questione sicurezza.

Il governo: “Escalation pericolosa”
A queste posizioni hanno risposto sia Valls che Rossignol che, seppur molto critici sull’uso del costume per credenti musulmane, sono contrari a un divieto pubblico. Il premier ha avvertito che l’estrema destra sta traendo vantaggio dalle tensioni create dal dibattito sul burkini. In una intervista pubblicata da Le Parisien, la ministra delle Donne ha invece parlato di una pericolosa “escalation” nelle reazioni dei municipi e in particolare ha criticato Cannes, che ha inserito il decreto tra le misure contro il terrorismo.

Alfano: “Il mio approccio è costituzionale e liberale”
Non è la prima volta che l’indumento ideato per permettere alle donne musulmane di fare il bagno crea polemiche, di recente un caso ha fatto discutere anche in Italia. Lo scorso 9 luglio in una piscina di Fidenza, nel parmense, una ragazza ha deciso di festeggiare la fine del Ramadan tuffandosi in acqua con i vestiti, scatenando le ire di esponenti di Fratelli d’Italia, Lega Nord e Forza Italia. Ma per il ministro Alfano i divieti non sono la soluzione. “Il mio approccio – spiega Alfano – è costituzionale, perché la nostra Carta garantisce a tutti la libertà di culto; liberale, perché esiste un diritto naturale che precede le leggi e le costituzioni; pragmatico, perché in Italia ci sono un milione mezzo di musulmani che io non posso certo considerare terroristi o fiancheggiatori dei terroristi; severo, perché ho espulso 9 imam in quanto c’è una differenza tra pregare e inneggiare all’odio e alla violenza”. La posizione del ministro è stata definita “sconcertante per l’approccio culturale che denota” da Daniele Capezzone, deputato di Conservatori e Riformisti, e criticata dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini che ha invece plaudito ai sindaci francesi, invitando tutti i sindaci delle città di mare italiane a  “copiare l’esempio dei francesi, perché è un simbolo di arroganza, di sopraffazione, di violenza nei confronti della donna”.