“Abbiamo preso l’impegno di proporre un piano di autoregolamentazione degli stipendi. Siamo tutti d’accordo che certe storture vengono dal passato?”. Il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto è stato audito in commissione di Vigilanza Rai insieme alla presidente Monica Maggioni dopo le polemiche sugli stipendi oltre i 200mila euro per 94 tra manager e dipendenti, tra cui anche quelli senza attività nell’azienda. “Lavoreremo”, ha detto, “affinché si possano identificare delle fasce che evitino disparità tra ruolo e compenso. Uno dei temi fondamentali è l’efficienza oltre che maggiore flessibilità. Stiamo lavorando per introdurre indennità che possano essere riassorbibili. Incrementeremo l’efficienza, sviluppando e migliorando gli indicatori di performance per i manager”. L’audizione di Dall’Orto e Maggioni continuerà il 28 luglio alle 14.30.

Video di Manolo Lanaro

Lunedì 25 luglio sul sito Rai.it, e anticipato da il Fatto Quotidiano, l’azienda ha pubblicato il piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale: tra i vari documenti c’era anche l’elenco degli stipendi d’oro dell’era renziana. Questo ha provocato numerose polemiche, anche per quanto riguarda il compenso di Campo Dall’Orto che ammonta a 650mila euro all’anno: “In tutti i lavori precedenti io ho negoziato il mio stipendio”, ha dichiarato lui in commissione. “Per questo incarico ho detto: ‘ditemi voi quant’è’. Mi hanno risposto ‘quanto quello di prima’. E io: ‘va bene'”. In merito ai dipendenti che continuano a ricevere lo stipendio anche se non hanno più un ruolo nell’azienda ha detto: “Quest’anno abbiamo già affrontato 25 posizioni in cui non c’era corresponsione tra ruolo, stipendio e attività. Un’altra decina le risolveremo entro la fine dell’anno. Partiamo dal principio della corretta collocazione, prima vedendo se c’è un posto dove ricollocarle, altrimenti avviandoci a una risoluzione del contratto”.

In Vigilanza Rai è stata audita anche la presidente Maggioni che ha cercato a sua volta di placare le polemiche: “Io sono entrata in Rai facendo un concorso, facendo il precario, il redattore ordinario, il corrispondente, il direttore, e non posso vedere la Rai oggi in un dibattito che schiaccia tutto, perché qui c’è un sacco di gente che si guadagna il suo stipendio”. Secondo la presidente è una questione che riguarda anche le regole di mercato: “Non dico che sia logico e giusto che ci siano persone in Rai che guadagnano oltre un certo tetto, ma ritengo che un’azienda che deve essere in grado di stare su un mercato che è complicatissimo, debba anche avere delle figure dirigenziali attentamente valutate, attentamente pesate, che rispondono e che vengono verificate ma che sono in grado di avere un livello retributivo che ha qualche elemento di riferimento con il mercato”.

Secondo Maggioni l’operazione trasparenza è stato “un passaggio importante per il Paese” perché ha messo “a disposizione moltissime informazioni, anche più di quelle richieste”. E ha continuato: “Se questo provvedimento sulla trasparenza fosse arrivato in Rai nel 2012 invece che oggi, se oggi ci siamo strappati le vesti, allora saremmo rimasti tutti nudi. Signori sappiate che un percorso è stato fatto e che questo percorso non è arrivato certo alla sua conclusione”. Sul punto specifico del titolo di debito dalla Rai ha poi spiegato: “Ho sentito da più parti dire che la Rai ha aggirato il tetto dei 240mila euro lordi annui grazie all’operazione del bond fatto ad hoc. Ognuno può pensarla come vuole ma la realtà è un’altra nel senso che i vertici precedenti hanno deciso di procedere a questa operazione perché rappresentava un enorme significativo risparmio nella ristrutturazione del debito aziendale”.

La questione Rai è tornata di attualità anche in Parlamento. C’è stato un colpo di acceleratore per il ddl Editoria a palazzo Madama. Il provvedimento potrebbe arrivare in aula già la prossima settimana, dato che la conferenza dei capigruppo lo ha inserito nel piano dei lavori. Tra gli emendamenti c’è anche quello del senatore Pd Roberto Cociancich sul rinnovo della concessione. I 5 stelle invece hanno annunciato che presenteranno emendamenti per mettere la Rai in condizione di applicare il tetto” agli stipendi “e di non aggirarlo”. Il presidente della Vigilanza Roberto Fico ha poi detto che chiederà trasparenza sugli stipendi dei tanti collaboratori dell’azienda spesso pagati poco, malgrado rappresentino la ‘macchina’ del servizio pubblico.