Uccisi 250 sospetti combattenti dello Stato islamico, distrutti 40 veicoli. Questo il bilancio della serie di raid effettuati dagli aerei della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti intorno alla città di Falluja, in Iraq. Se le cifre fossero confermate, questo sarebbe il colpo più duro mai inflitto al gruppo jihadista.

La notizia è stata data da una fonte autorevole della Difesa Usa a Fox News. I raid sono stati condotti alla periferia “meridionale di Falluja”, ha confermato una seconda fonte ufficiale, spiegando che “è stato condotto un raid su un convoglio di miliziani dell’Is che stava cercando di lasciare un quartiere alla periferia meridionale di Falluja”. La città, nella provincia dell’Anbar nell’Iraq occidentale, è stata una dei primi centri iracheni a cadere nelle mani dell’Is nel 2014. Nei giorni scorsi è stata liberata dalle forze della sicurezza irachena, che sono riuscite a entrare nel centro della città. 

Una fonte irachena ha riferito alla Bbc che i miliziani stavano fuggendo da un’offensiva lanciata sul terreno dall’esercito di Baghdad. Sono stati bombardati mentre si stavano dirigendo verso zone ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, vicino al confine con la Siria, ha aggiunto la fonte. Il ministero della Difesa ha anche diffuso un video e foto in cui si vedono le bombe cadere sugli obiettivi e una decina di camion bruciati. Domenica il governo aveva annunciato di aver preso il pieno controllo di Falluja dopo un’offensiva durata cinque settimane.

Gli ultimi raid contro lo Stato islamico arrivano a un giorno di distanza dal grave attentato avvenuto all’aeroporto Ataturk di Istanbul, in Turchia, in cui sono morte 41 persone. Anche se non è ancora arrivata una rivendicazione ufficiale, Ankara ha puntato il dito contro l’Isis ritenendolo responsabile dell’attacco. L’ipotesi è sostenuta anche dal capo della Cia John Brennan: l’attacco, ha detto Brennan nel corso di un forum a Washington, ha tutte le caratteristiche di “depravazione” tipiche delle azioni dello Stato islamico e ha riconosciuto che c’è ancora molta strada da fare per sconfiggere il gruppo.

Gli Stati Uniti stanno uccidendo un leader dello Stato Islamico “ogni tre giorni”. È quanto ha detto l’inviato speciale americano per la lotta all’Is, Brett McGurk, in un’intervista in cui se da una parte rivendica il bilancio positivo della campagna in Siria ed Iraq, dall’altra sottolinea come l’attentato di Istanbul confermi quanto ancora sia pericolosa e letale l’azione in tutto il mondo di terroristi legati o ispirati dall’Is. “Ogni giorno raccogliamo più informazioni sull’Is, apprendiamo chi sono i leader, i loro collegamenti che poi identifichiamo, localizziamo e prendiamo di mira: stiamo uccidendo un leader quasi ogni tre giorni”, ha detto l’inviato americano. Questo non significa però che la minaccia di attacchi come quello di Parigi, Bruxelles ed ora Istanbul sia diminuita, anzi: “Stanno reclutando jihadisti, indottrinando terroristi in tutto il mondo, ed è importante tenere a mente che non abbiamo mai visto una cosa del genere”.