Fra le curve di Baku e del Gran Premio d’Europa, Nico Rosberg si vede praticamente solo due volte: all’inizio, sulla griglia di partenza, e alla fine, in cima al podio. In mezzo un monologo di 51 tornate in solitario e una marea di giri veloci, che permettono al leader del Mondiale di vincere il suo quinto Gp stagionale, uscire dalla crisi (appena 16 punti nelle ultime tre gare) e riallungare in vetta alla classifica su Hamilton, solo quinto, in difficoltà per tutto il weekend. Subito dietro la Ferrari di Sebastian Vettel, ancora secondo dopo il Canada. Quarto invece Kimi Raikkonen, autore di una gara generosa che comprende anche il sacrificio di lasciare strada al compagno per ordini di scuderia, superato all’ultimo giro da Sergio Perez (ma il podio sarebbe sfumato in ogni caso per un’infrazione alla pit-lane con penalità di 5 secondi). La vera sorpresa della giornata è proprio il messicano della Force India, che aveva impressionato già in qualifica (2°, ma retrocesso di cinque posizioni) e si conferma mago dei circuito cittadini: è il secondo podio dopo quello a Montecarlo, su una macchina non certo di vertice.

Doveva essere una delle gare più appassionanti e imprevedibili della stagione. In realtà il Gran Premio d’Europa ha regalato poche emozioni, al di là delle belle vedute del castello e del borgo medievale di Baku. Rosberg è stato il più veloce sin dal venerdì, e dopo l’errore in qualifica del compagno Hamilton aveva una sola insidia verso la quinta vittoria stagionale: la prima curva, stretta, immediata, pericolosa. Ma superata quella senza problemi grazie ad un ottimo spunto al semaforo, il resto della corsa è stata quasi una formalità: in testa dal primo all’ultimo giro, record dopo record. Anche alle sue spalle poca lotta e pochi sorpassi, un po’ per la partenza prudente di tutti i piloti (compreso Hamilton, che scattava dalla decima piazza), un po’ per il divario di valori in pista. Emblematica a riguardo la corsa della Ferrari: più veloce della deludentissima Red Bull (Ricciardo e Verstappen solo 7° e 8°) e anche dell’ottimo Perez; troppo più lenta della Mercedes per puntare alla vittoria. Il secondo posto di Vettel è logico e quasi mai in discussione. Almeno quanto il primo di Rosberg: pole position, giro più veloce, vittoria. Un dominio incontrastato che lo riporta a +34 in classifica su Hamilton.

Dietro di lui, Vettel ci ha messo sei tornate a sbarazzarsi di Ricciardo che gli partiva davanti. Troppo per inseguire la lepre Rosberg. Così l’obiettivo massimo è diventato il secondo posto. Difeso anche con la scelta di restare in pista al 10° giro, nonostante i suoi meccanici lo richiamassero ai box. Dopo le polemiche di Montreal, stavolta la strategia è quella giusta. Anche se probabilmente sarebbe cambiato poco. La Red Bull è andata presto in crisi, perdendo posizioni su posizioni. Hamilton è stato troppo altalenante: dopo un avvio timido, viene rallentato sul più bello della rimonta da delle vibrazioni anomale ai freni e poi da un settaggio sbagliato che gli impedirà di andare oltre il quinto posto. Così l’unico vero avversario è diventato Perez, ma la Force India non può far paura. Dopo la sosta Vettel si è ritrovato alle spalle del compagno Raikkonen, che si era fermato molto prima e per questo gli cederà la posizione: la sua gomma era destinata a deteriorarsi. Per il finlandese il podio, che avrebbe regalato al Cavallino una doppietta preziosa, sfumerà nel finale. Ma per la Ferrari, cresciuta molto nel corso del weekend, è comunque un buon risultato: arrivata a Baku tra mille difficoltà, porta a casa un altro secondo posto. Il quinto in otto gare. A dimostrazione che dietro la Mercedes, che sia quella di Rosberg o di Hamilton, c’è quasi sempre una Rossa. Ma solo dietro, appunto.

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