“Non ci saranno espulsioni”, ma Matteo Renzi dopo il ballottaggio delle amministrative ha annunciato che “entrerà nel partito con il lanciafiamme”. Intervistato da Lilli Gruber a “Otto e mezzo”, il segretario dem ha detto che prenderà provvedimenti “contro le correnti e chi pensa solo alla carriera” alla luce di un risultato di cui non è soddisfatto e davanti a una situazione di “guerriglia interna” che impone di cambiare qualcosa. In caso di sconfitta a Roma e Milano però, il presidente del Consiglio non si dimetterà. Sulla contestata alleanza con Denis Verdini ha invece ribattuto: “E’ un tema che riempie i talk show da un anno. Io non credo di aver fatto mai dichiarazioni su questo, se non aver detto che non c’è una alleanza Pd-Ala in Italia”.

Mentre andava in onda la puntata registrata su La7 è arrivata la notizia di perquisizioni dei carabinieri nei confronti di due candidati del Pd alle amministrative di Napoli, indagati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Renzi nelle scorse ore aveva annunciato che avrebbe proposto il commissariamento del partito campano, e anche nell’intervista alla Gruber ha ribadito l’intenzione di intervenire sulla classe dirigente a livello locale: “Ho cercato di tenere tutti buoni. Detto questo, siamo la più grande comunità politica italiana ma bisogna mettere al centro chi lavora, i tavolini, non chi vuole fare carriera“. E poi ancora: “Le correnti fanno arrabbiare i nostri: su questo dobbiamo cambiare. Al centro non ci può essere la divisione tra i ‘turbo’ e ‘non turbo’ ma al centro ci deve essere chi vuole cambiare l’Italia. Piano piano ce la facciamo. Nel partito c’entriamo col lanciafiamme dopo il ballottaggio, lo assicuro. Macché espulsioni, quelle le fanno gli altri”, ha aggiunto. “Si deve mettere al centro chi lavora e non chi sta a pensare solo alla propria carriera”.

L’ex segretario Pierluigi Bersani poche ore prima aveva detto che c’è “una mucca in corridoio“, ovvero un problema enorme, che non si può non vedere. Ma non è così, è stata la replica di Renzi: il Pd è pur sempre, ha detto, “il primo partito d’Italia” ed è stupefacente che mentre alla guida del governo prova ogni giorno a fronteggiare problemi “veri” come l’immigrazione, deve subire una “guerriglia interna” di chi dice che “va tutto male”. E ha aggiunto: “Abbiamo un problema di classe dirigente che in alcuni territori passa il tempo a farsi le scarpe l’uno l’altro. Il responsabile sono io e sono consapevole che bisogna cambiar qualcosa”. Tra tutti questi cambiamenti però Renzi ha rifiutato l’ipotesi di un vicesegretario unico:  “No, il governo del Pd non lo risolvi con uno o due vicesegretari. Tutto questo è molto autoreferenziale. In questa legislatura strana il Pd sta cercando di scardinare il sistema dall’interno e ridurre il numero dei politici”.

Sullo scontro a proposito di chi ha vinto davvero le amministrative, Renzi ha ribadito: “Penso che il Pd sia nettamente il primo partito d’Italia senza nessuna ombra di discussione”. E ha aggiunto di non essere preoccupato dall’eventuale risultato alle prossime nazionali con l’Italicum: “Con i dati di oggi al ballottaggio nazionale andrebbero Pd e Forza Italia, è sconvolgente. Non Grillo, pompato in questi mesi, ma Berlusconi o più probabilmente il candidato di Berlusconi”.

Renzi ha anche difeso le riforme e il suo operato, sostenendo poi: “Il punto è che siamo a un bivio, da una parte chi pensa che l’Italia possa vivere la fase nuova con processi di cambiamento così rapidi. E c’è chi pensa che invece l’Italia non abbia futuro. Io penso che ce la possa fare, per farcela penso che debba essere più semplice. Una parte del Pd questo discorso lo vede come fumo negli occhi“. Proprio sul referendum confermativo delle riforme costituzionali ha ribadito che vincolerà la durata dell’esecutivo: “La permanenza del governo non è legata alle amministrative ma al referendum, non vedo cosa c’entra questa esperienza amministrativa. Se il Pd perde a Roma se mai saltano le Olimpiadi”.