Per definizione un eletto è rappresentante del popolo. Ma c’è in Veneto un consigliere comunale che non rappresenta nessuno. Per il semplice fatto che non ha ricevuto nemmeno una preferenza. Eppure risulta regolarmente eletto. E’ accaduto a Portobuffolè, un piccolo comune della Marca Trevigiana dove si è verificata una singolare e alquanto rara coincidenza. In lizza c’erano soltanto due liste. A vincere è stata la civica “Viviamo Portobuffolè”, che ha espresso il nuovo sindaco Andrea Sebastiano Susana, che ha raccolto l’87,80 per cento dei voti. Su un totale di 600 elettori (è il Comune più piccolo della provincia) sono entrati nel seggio soltanto in 431 persone: di queste, 324 hanno premiato con il proprio consenso il nuovo sindaco.

La seconda lista era soltanto una, quella di Forza Nuova che ha pensato bene di approfittare della mancanza di concorrenti e del plebiscito annunciato della lista locale. Fn candidava a sindaco il giovane Giorgio Peccarisi, che ha raccolto in totale 45 voti. Tanto è bastato per portare in consiglio comunale anche due suoi compagni di lista, entrambi non residenti nel comune trevigiano. Misero il bottino elettorale di questi ultimi. Se Jennipher Gola, che risiede a Montebelluna, ha ricevuto una preferenza, al capolista Simone Bottega è andata peggio: nessuna crocetta per lui sulle schede. Come lui, altri sette candidati sono rimasti all’asciutto di preferenze (Matteo Pasqualato, Massimiliano Signoretti, Andrea Peracin, Mattia Rizzetto, Alessandro Stellin Giuseppe Guarnieri e Mattia Tonon). Eppure Bottega è entrato ugualmente in consiglio comunale, in quanto capolista. E’ la prima volta, nel Trevigiano, che la lista di estrema destra riesca a ottenere qualche consigliere. A Portobuffolè, in un solo colpo, sono addirittura tre.

Il loro programma è quantomeno bizzarro e sicuramente ispirato all’ideologia di Forza Nuova. Al primo punto”l’istituzione della Tarvisina, la moneta complementare comunale”. Segue “il sostegno concreto alle famiglie vittime di razzismo anti-italiano”. Inoltre, l’introduzione “dell’assessorato per la salvaguardia dell’italianità”. Niente call center, sale giochi o licenze commerciali presentate da chi non sia italiano. Guerra ai rifiuti e “nessuna facilitazione o aiuto finanziario per la costruzione di luoghi di culto che non siano di religione cattolica”.