Carenza di personale“. E l’Intercity, da un minuto all’altro, viene cancellato. Oppure parte con metà delle carrozze chiuse, perché a bordo c’è un solo controllore o capotreno e gli accordi sindacali impongono che ogni otto vagoni ne servano due. Risultato: la prenotazione diventa carta straccia e si viaggia in piedi. Nei corridoi, davanti alle toilette. Da una settimana un inedito sciopero bianco del personale di Trenitalia, concentrato per ora sulle linee che collegano Milano alla Liguria e alla Toscana ma in via di estensione al resto d’Italia, sta esasperando pendolari e turisti in viaggio tra il capoluogo lombardo e Genova, Spezia, Ventimiglia, Livorno.

Dieci treni notturni e quaranta diurni hanno viaggiato a quattro carrozze, alcuni sono stati soppressi. In alcuni casi l’azienda ci ha messo una pezza proponendo pullman sostitutivi, ma in almeno un’occasione in stazione Centrale è stato necessario l’intervento della Polfer per evitare che i viaggiatori passassero alle mani prendendosela con il capotreno. Assoutenti ha presentato denuncia alla Procura di Roma per interruzione di pubblico servizio e scritto al numero uno dell’azienda Barbara Morgante chiedendo interventi di emergenza, a partire dalla precettazione di personale delle Frecce e dei treni regionali. Secondo Trenitalia a promuovere la protesta è stato il Cat (Coordinamento Autorganizzato Trasporti), sigla indipendente che non ha relazioni sindacali con Fs. E’ la stessa che insieme a Cub, Usb e Sgb ha indetto lo sciopero del 24 e 25 maggio contro le richieste presentate in sede di rinnovo contrattuale dal gruppo pubblico dei trasporti. Che è in fase di riorganizzazione in vista della futura quotazione.

Comitato pendolari: “Inaccettabile, se vogliono protestare dichiarino sciopero” – “In base ai nostri calcoli sono stati presentati circa 8.500 certificati medici dubbi in tre giorni”, dice a ilfattoquotidiano.it il responsabile del comitato pendolari di Assoutenti Enrico Pallavicini. “Trenitalia sta tentando di tenere sottotraccia il problema, ma la situazione le è scappata di mano. Se fino a 10 giorni fa cancellazioni e riduzioni del servizio avvenivano solo nei fine settimana, sulla pelle dei turisti, da lunedì 30 maggio è il caos anche sui treni pendolari. Il tutto senza che venga dichiarato uno sciopero, come sarebbe lecito: quel che accade è che il personale di bordo si dà malato poco prima della partenza. Così non c’è il tempo per sostituirli e a pagare è chi va a lavorare, magari per uno stipendio più basso di quello dei dipendenti Fs. Ora chiediamo che chi marca visita venga licenziato”. Ma i pendolari se la prendono anche con il Garante degli scioperi, che “assicura sempre la circolazione delle Frecce, ma non dei regionali e degli Intercity. Così vengono cancellati treni essenziali che sono sovvenzionati con soldi pubblici mentre vengono fatti circolare quelli che fanno guadagnare soldi a Fs”. Ce n’è anche per il ministero dei Trasporti, che “proroga di anno in anno il contratto con Trenitalia nonostante la Ue solleciti una gara. Quest’anno la scusa è stata che c’è il Giubileo…”.

Il coordinamento Cat: “Non facciamo altro che rispettare contratto. Protesta in estensione” – Antonino Catalano, dell’esecutivo nazionale Cat, anticipa a ilfattoquotidiano.it che la mobilitazione è partita anche in Puglia, Calabria e Sicilia e la prossima settimana si estenderà a Umbria e Marche. Ma nega che quello in atto a macchia di leopardo da circa un mese sia uno sciopero selvaggio. “Nessuno sciopero: stiamo solo rispettando rigidamente le norme contrattuali sull’orario di lavoro. L’azienda ha sempre organizzato i turni partendo dal presupposto che il personale fosse disponibile a lavorare più ore di quanto stabilito, quindi oltre le 10 ore previste per il personale di macchina sulle carrozze passeggeri e le 8 e mezza per i treni regionali. Questo sia chiedendo straordinari sia anticipando all’ultimo i turni, il che equivale a ridurre il tempo di riposo. Una flessibilità che ora vorrebbe ufficializzare mettendola nero su bianco nel nuovo contratto, su cui le sigle firmatarie stanno negoziando da un mese e mezzo”. Tra il resto, sostiene Catalano, “Trenitalia vorrebbe anche aprire la strada alla possibilità che gli Intercity con otto vetture viaggino con un solo agente a bordo, come già succede sui regionali. Massacrante e pericoloso”.

Il nodo del rinnovo del contratto – Il vero nodo, dunque, è il rinnovo contrattuale. Unito al problema degli oltre 900 esuberi individuati da Trenitalia nella divisione Cargo, che in base ai piani del gruppo guidato da Renato Mazzoncini dovrà uscire dal perimetro di Trenitalia e finire sotto il cappello di Fs Logistica. “Non tutti verranno ricollocati e non è detto che vadano a coprire i buchi nell’organico del personale di macchina e di bordo, le mansioni più a rischio”, lamenta Catalano. “Sugli 88 Intercity che viaggiano ogni giorno manca circa il 20% dei capitreno che servirebbero”, rincara Camillo Costanzo segretario generale della Filt Cgil Liguria. “C’è forte disagio, di riorganizzazione parliamo da due anni ma la situazione continua a peggiorare e i lavoratori sono stanchi. Bisogna che nell’ambito del gruppo si trovi personale da utilizzare stabilmente a sostegno di quello degli Intercity. Assunzioni? Dovevano pensarci prima. Ora che sono in arrivo gli esuberi del Cargo è tardi per farle”. Nel frattempo, “noi confederali, insieme a Fast, Orsa e Ugl, abbiamo scritto all’assessore a Turismo e infrastrutture Giovanni Berrino per chiedergli di pretendere dalle Ferrovie il pagamento delle penali per aver soppresso i treni. Ma questo non risolve il disagio dei passeggeri”.

Trenitalia: “Rimborso integrale a chi rinuncia a partire, del 50% per chi viaggia in piedi” – L’azienda, che ha convocato per il 9 giugno un incontro sindacale a livello nazionale, conferma che “l’origine dei disservizi è uno sciopero bianco messo in atto dal personale” e che “si registrano casi di malattie comunicate all’ultimo momento che complicano ulteriormente la gestione dei servizi”. La conseguenza è che “si rende necessario limitare temporaneamente alcune composizioni treno a quattro vetture” e “in alcuni casi, per fortuna non frequenti, siamo arrivati a dover cancellare il servizio. Stiamo verificando la possibilità di modificare l’assegnazione dei treni spostando la produzione su altri impianti (sedi, ndr)”. Per quanto riguarda i diritti dei passeggeri, quelli che hanno il posto prenotato in una carrozza chiusa “se preferiscono rinunciare al viaggio hanno diritto al rimborso integrale del biglietto”. In caso contrario “abbiamo disposto rimborsi parziali, del 25% per i clienti che abbiano viaggiato in condizioni disagiate e del 50% per i clienti rimasti in piedi”. La Commissione di garanzia sugli scioperi, contattata da ilfattoquotidiano.it, spiega di non aver aperto alcun procedimento perché l’azienda non ha inviato comunicazioni sulla protesta.