Chi e perché ha deciso di inviare una lettera a tutti i direttori della Rai invitandoli a non dare spazio al libro “Il potere dei segreti” scritto da Marco Lillo, dando seguito alle richieste di Roberto Maroni? La denuncia è partita dal Fatto ed è stata ripresa, tra gli altri, dal segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani che, in un suo tweet, ha chiesto alla Rai non solo di rispondere alla denuncia, ma anche di farci sapere come mai la stessa sollecitudine non sia stata usata nei confronti dei libri dei mafiosi e dei pregiudicati.

Secondo la ricostruzione del Fatto, la lettera è stata spedita dall’ufficio legale Rai e farebbe riferimento ai rischi di incorrere nelle denunce già annunciate dal presidente della Lombardia Roberto Maroni, al quale evidentemente il libro di Marco Lillo (che riprende l’inchiesta su Isabella Votino, portavoce e detentrice del pensiero di Maroni) non è piaciuto.

Dal momento che simili denunce sono ormai all’ordine del giorno anche sotto l’odiosa forma delle “querele temerarie” quale sarà mai il criterio da adottare?
Perché mai tanta sollecitudine verso “Il potere dei segreti” e tanta condiscendenza verso chi in televisione, ogni giorno, può esibirsi nell’apologia del razzismo, del fascismo, dell’omofobia, per non parlare dei condannati in via definitiva che disquisiscono di politica, di etica e di estetica?

La decisione finale, ovviamente, spetterà ai direttori e speriamo che vogliano rispedire la circolare al mittente, come peraltro prevede non solo il contratto di lavoro, ma anche il codice deontologico. Spetta a loro e alle loro redazioni decidere se una notizia risponda al criterio della rilevanza pubblica o meno; altre interferenze non possono e non debbono essere consentite.
Sarà appena il caso di ricordare che Marco Lillo, insieme a Lirio Abbate, ha scritto “I Re di Roma”, una delle inchieste che ha svelato Mafia capitale, anche quelle pagine furono accolte da fastidio, sospetti, denunce, ora i denuncianti rispondono da dietro le sbarre.

Non sappiamo se Maroni e i suoi legali abbiano inviato una diffida alla Rai, ma ricordiamo quando l’allora ministro degli Interni si scagliò contro Roberto Saviano che aveva osato denunciare in tv la presenza della mafia al Nord e i silenzi delle istituzioni locali. Si scatenò un putiferio, Maroni fu ospitato a reti unificate, fu addirittura trasmessa una puntata di riparazione.

Il tempo si è incaricato di dimostrare che aveva ragione Roberto Saviano.
Ci auguriamo che la Rai voglia chiarire l’equivoco ed ospitare da subito Marco Lillo, magari in contraddittorio con il medesimo presidente della Lombardia, o no?