Agitazioni, scioperi, ritorsioni contro i tentativi di boicottaggio. Anche quest’anno i test Invalsi sono stati accompagnati da polemiche. Ma l’istituto che si occupa della valutazione del sistema di istruzione non ha alcuna intenzione di mollare. Anzi, è pronto a rilanciare: per il futuro è già pronto il piano per introdurre i quiz anche all’ultimo anno di liceo, magari alla maturità. E poi nuove rilevazioni di inglese alle elementari, dopo quelle di italiano e matematica. Tutto è ancora in fase di studio. Ma il tempo degli esperimenti è finito, presto il ministro Stefania Giannini dovrà prendere una decisione sul futuro di Invalsi.

QUIZ E POLEMICHE – Dal 2005 l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione somministra nelle classi di seconda e quinta elementare e di seconda superiore un test di misurazione del grado di apprendimento degli studenti; mentre in terza media dal 2009 il questionario fa parte dell’esame di Stato e ha valore di terza prova. Da sempre avversati dal mondo della scuola – perché ritenuti da alcuni inadeguati a livello metodologico e sbagliati da quello ideologico –, anche nel 2016 i quiz hanno fatto discutere: in particolare lo sciopero del 12 maggio ha portato ad una mancata partecipazione del 10% delle classi. Mentre si moltiplicano le denunce di abusi da parte di presidi contro docenti e studenti che hanno sostenuto l’astensione. Problemi, però, che non hanno scoraggiato l’Istituto.

L’IPOTESI MATURITÀ – In futuro, infatti, i test Invalsi potrebbero raddoppiare. E arrivare addirittura all’interno dell’esame di maturità, come si prospetta da tempo e già accade in terza media. Invalsi ha condotto degli esperimenti in questa direzione per diversi mesi. La fase di studio è finita, i risultati sono ovviamente top secret: presto verranno comunicati al Ministero. Per il momento Roberto Ricci, responsabile del settore Ricerca dell’Istituto, spiega a ilfattoquotidiano.it che sono tre gli scenari sul tavolo: “I test in quinta superiore potrebbero essere collocati all’interno dell’esame di Stato, al di fuori ma collegati al voto finale, oppure in mezzo all’anno con semplice valore di misurazione: noi siamo pronti per tutte le eventualità”. Rispetto a quanto ipotizzato in passato, l’ipotesi più convincente potrebbe essere la seconda: “Fare i test dentro l’esame di Stato sarebbe forse la scelta più semplice, ma non è detto la più appropriata: la finestra della maturità pone una serie di vincoli, mentre anticiparli garantisce ulteriori vantaggi per l’orientamento degli studenti”. Ricci fa l’esempio di altri Paesi europei che si sono già mossi in questo senso: “In Francia o in Germania serie di test standardizzati vengono fatti dai primi giorni dell’anno fino a febbraio”. Quello potrebbe essere il modello di riferimento. Anche se – precisa il responsabile – “queste sono solo valutazioni di carattere tecnico”.

I NUOVI TEST DI INGLESE – L’altra linea di sviluppo è l’inglese: presto potrebbe arrivare anche un terzo test di misurazione, dopo quello di italiano e matematica. “Qui ci muoviamo su un terreno più conosciuto: in termini di costruzione della prova e di somministrazione ci sarebbero senz’altro meno difficoltà, sulla scorta dei modelli già esistenti. Probabilmente sarebbe anche accolta meglio dal sistema, non avendo valore di esame”, spiega Ricci. Che sui tempi si mantiene comunque prudente: “Benché più semplice, l’introduzione non potrebbe comunque avvenire da un giorno all’altro”. Quasi esclusa, dunque, la possibilità di vederli già l’anno prossimo: “Ma l’ultima parola spetta alla Giannini: faremo ciò che ci verrà detto”.

DECIDE LA GIANNINI – E proprio a tal fine ci sarà presto un incontro fra i tecnici di Invalsi e quelli del Miur. Per stabilire se introdurre i test anche in quinta superiore, quando e in che maniera. “Noi è chiaro che li vorremmo fare”, afferma Ricci. “Lavoriamo su questo ormai da 2-3 anni, ci sentiamo pronti e ci dispiacerebbe se il Ministero bocciasse il progetto. Dal nostro punto di vista, si potrebbe partire dal 2017/2018. Ma questa, come tutte le altre, è una decisione che spetta al ministro”. “È una scelta politica – conclude –: bisogna stabilire una volta per tutte quanto si crede in Invalsi e quale dev’essere lo scopo dei nostri test. Una volta chiarito dove si vuole andare, sarà più facile muoversi”.

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