L’ultima gara d’appalto per l’acquisto dei Tsr – i treni a due piani delle linee regionali e suburbane utilizzati dai pendolari – risale al 2003, all’epoca governatore lombardo era Roberto Formigoni. Poi più nulla. Dalla Regione solo affidamenti diretti, legittimi – impone la normativa – solo in casi di necessità e urgenza. Ordini di acquisto che hanno garantito, in cinque anni, mezzo miliardo alla stessa impresa aggiudicataria. E i costi che sono triplicati rispetto all’appalto originale (166 milioni).

Materiale, tabelle documenti sui quali hanno lavorato i Cinque Stelle Lombardia, in particolare i consiglieri regionali Iolanda Nanni, Eugenio Casalino e Silvana Carcano. I quali, a seguito di una lettera anonima i cui contenuti sono stati poi “opportunamente” verificati, hanno presentato un esposto ad Anac (Agenzia Anticorruzione), alla Corte dei Conti e al Garante della Concorrenza e del Mercato, affinché si “metta fine a questo ennesimo e continuo sperpero di risorse pubbliche”. Trenopoli Lombardia, l’hanno ribattezzata. Da qui la richiesta di ulteriori controlli per capire se è stato corretto spendere “negli ultimi dieci anni 600 milioni di euro di finanziamenti pubblici diretti alle società che gestiscono il servizio”.

La nuova giunta Maroni avrebbe dovuto invertire la rotta, dicono i pentastellati, in nome della correttezza e della trasparenza. “Ma non sembra sia andata esattamente così”. Infatti, per l’acquisto dei Tsr tra il 2013 e il 2014, “viene nuovamente rinnovato l’appalto del 2003 senza gara spendendo altri 80 milioni di euro fuori dalle regole e arrivando a pagare i convogli oltre il 50% in più rispetto al costo originario”. Il Movimento 5 Stelle fa quindi un confronto fra l’operato del servizio ferroviario regionale (Sfr) e quello dell’Atm. La società dei trasporti municipali milanesi più o meno nello stesso periodo, 2005-2012, ha bandito due gare di appalto per l’acquisto dei treni della metropolitana ottenendo, al contrario di ciò che è accaduto per i treni regionali, un abbattimento dei costi del 16%. Una conferma della “grave inefficacia della politica regionale in questo settore”, indice di “un’assenza di pianificazione”.

Ebbe inizio con Formigoni la costituzione della flotta di convogli oggi circolante sulla rete regionale. Gli stessi grillini ammettono che il rinnovo dei contratti senza gara pubblica è previsto dalla normativa nazionale, ma solo ed esclusivamente in casi di particolare necessità e urgenza. “Casi particolari che i dirigenti della partecipata regionale hanno di volta in volta descritto e risolto in due righe aleatorie riportate nei contratti”. L’Anac avverte che derogare alla normativa compromette il vantaggio economico per l’ente pubblico e costituisce la condizione favorevole alla corruzione, “ad esempio quella che si è verificata – affermano i tre consiglieri regionali – con la sequela di arresti e processi che hanno portato alla fine impietosa del ventennio formigoniano”.

Una mozione dei Cinque Stelle sulla trasparenza nel sistema ferroviario lombardo, presentata lo scorso ottobre, è stata bocciata. Tra i voti contrari quello del governatore Roberto Maroni, dell’assessore ai Trasporti Alessandro Sorte e del presidente della commissione Trasporti Alessandro Sala. “Chi predica bene razzola male – sostiene Nanni -. Dato che, nonostante i guai continui di Trenord, non si fa nulla per orientare l’indirizzo dell’azienda a una maggiore trasparenza. È evidente che la Lombardia non faccia della trasparenza la propria bandiera”.

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