Fu corruzione. L’affaire indiano degli elicotteri – che più volte si è intrecciato con il destino dei due marò – ha un nuovo capitolo. Ancora giudiziario. La sentenza di secondo grado che, a sorpresa, ribalta il verdetto di primo. Per cui i due imputati a Busto Arsizio era stati assolti dall’accusa di corruzione internazionale e condannati per quella più lieve di false fatturazioni.

I giudici della II corte d’Appello di Milano invece hanno ritenuto provato il pagamento dell’ipotizzata tangente ai funzionari indiani e hanno condannato Giuseppe Orsi, ex amministratore delegato e presidente di Finmeccanica, a 4 anni e sei mesi e l’ex numero uno di Augusta Westland, Bruno Spagnolini, a 4 anni, per corruzione e false fatturazioni. Grazie a quel flusso di denaro – si ipotizzò 50 milioni ma poi la somma non fu definita – Agusta Westland ottenne una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri Aw101 venduti al Paese asiatico.

I giudici hanno però riqualificato il reato da corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (come prevede l’articolo 319 del codice penale) a corruzione per l’esercizio della funzione (in base all’articolo 318 del codice penale): quindi la tangente sarebbe stata pagata per qualcosa che i funzionari indiani avrebbero comunque dovuto fare. I magistrati hanno anche disposto il sequestro di 7,5 milioni di euro e stabilito che gli imputati debbano versare all’Agenzia delle Entrate, che si è costituita parte civile, una provvisionale di 300mila euro.

Il pg: “Nelle intercettazioni corruzione ammessa”
Il pg aveva chiesto 6 e 5 anni per i due imputati. Durante la requisitoria era stata citata anche la frase in cui si parla di 15 milioni di euro “sparati in ballerine e champagne“) e aveva ricordato il ruolo di Guido Haschke, ritenuto uno degli intermediari, e quello delle quattro società (Ids India, Ids Tunisia, Aeromatrix e Interstellar con sede a Mauritius) che sarebbero “servite a creare false fatturazioni per costituire la provvista” per pagare le tangenti. Per l’accusa a carico degli imputati c’era la stipulazione da parte di Agusta Westland di “contratti di ingegneria che non avevano senso“, la dimostrazione dell’esistenza di una “struttura costituita in Tunisia che non faceva nulla”, “intercettazioni ambientali in cui la corruzione viene ammessa”, incontri dei manager della società produttrice di elicotteri addirittura nella “casa privata del Capo di stato maggiore indiano“, ritenuto il terminale ultimo della tangente.

“L’incontro alla Scala con Orsi e il capo di stato maggiore”
In attesa delle motivazioni della sentenza, si può ipotizzare che i giudici abbiamo valorizzato le dichiarazioni Giacomo Saponaro, dirigente in pensione di AgustaWestlanddi che aveva raccontato davanti ai giudici di primo grado di una serata alla Scala fra i vertici di Agusta Westland e l’allora capo di stato maggiore indiano Sashi Tyagi fra il dicembre 2006 e il marzo 2007. Un incontro che la difesa di Orsi aveva negato perché il testimone avrebbe compiuto uno scambio di persona “ricordando una delle visite ufficiali del successivo capo di stato maggiore indiano Fali Homi Major, avvenuta fra il 16 e il 19 gennaio 2008”. Quella serata con Orsi, lo stesso Tyagi, l’allora presidente di Agusta Amedeo Caporaletti e le relative consorti, secondo l’accusa era stata pagata da AgustaWestland. Gli imputati hanno sempre negato.

L’arresto di Orsi, il gip: “Mazzette come filosofia aziendale”
Il 12 febbraio del 2013 Orsi era stato arrestato. E il gip nell’ordinanza di custodia cautelare aaveva parlato di mazzette come “filosofia aziendale”. L’inchiesta sull’affaire indiano era partita dalle dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica nell’era di Pierfrancesco Guarguaglini. Al centro di quelle dichiarazioni anche un presunto finanziamento illecito da 10 milioni alla Lega Nord, che aveva sostenuto la nomina di Orsi al vertice della holding di stato. Su questo fronte, però, il pm Eugenio Fusco aveva chiesto l’archiviazione e che il gip aveva accolto.

La difesa: “Sentenza inspiegabile”
Questa sentenza è “inspiegabile” e “chiaramente fuori dall’Europa”dice Ennio Amodio, legale di Orsi che annuncia che la difesa “farà ricorso in Cassazione”. Per l’avvocato il verdetto è nullo ed “è chiaramente fuori dall’Europa”.

I giudici di primo grado avevano motivato la loro decisione sostenendo che non erano “state acquisite prove dirette dell’accordo corruttivo” tra gli ex vertici della holding di Stato e pubblici ufficiali indiani. “Gli elementi indiziari portati dal pubblico ministero al vaglio dibattimentale – scrivevano nelle nelle motivazioni depositate il 29 dicembre 2014 – sono come singole lettere che, nella loro lettura congiunta, non consentono di formare la parola corruzione di un pubblico ufficiale straniero“. “Non vi sono dichiarazioni confessorie (…) né dichiarazioni di imputati o coimputati, che possano essere qualificate come chiamate in correità valevoli – argomentavano  i magistrati – a fondare una declaratoria di condanna per corruzione internazionale”. Non era stato considerata sufficiente neanche la posizione dell’intermediario italo Guido Ralph Haschke che aveva pattegiato la pena, ritenuto il mediatore della presunta tangente

Chiuse le indagini per il filone algerino
Intanto per i due imputati la Procura di Busto Arsizio (Varese), solo due giorni fa, ha chiuso le indagini per false fatturazioni per 24 milioni di euro tra il 2012 e il 2013. Al centro dell’indagine una commessa per la fornitura di sei elicotteri al governo dell’Algeria. I due ex vertici della holding di Stato e della controllata rischiano quindi un nuovo processo per altri presunti illeciti.