19 marzo: #RomaNonSiVende
Patrimonio pubblico e logiche di mercato: è il tema di una manifestazione che si terrà questo sabato 19 marzo a Roma, ma anche un argomento che merita una riflessione più approfondita, nella Capitale e non solo. La riflessione comprende anche gli spazi sociali: realtà molto spesso – e dichiaratamente – fuori dall’alveo della legalità, che però hanno altrettanto spesso svolto un ruolo importante nell’arricchimento del patrimonio culturale delle nostre città, quando non addirittura nel tamponare emergenze sociali come quella abitativa.

zerocalcare

Il Commissario Tronca appare, da questo punto di vista, come uno dei fautori più severi del principio di legalità in senso stretto ma, se il conflitto con le realtà sociali si limitasse a questo, potrebbe ancora rientrare nella logica della, pur aspra, dialettica politica che viene portata avanti da decenni da queste ultime realtà. Il campanello d’allarme che ha fatto convocare la manifestazione del 19 è il rischio di una vera e propria privatizzazione degli spazi sociali, possibile grazie a due delibere comunali (la 219/14 e la 140/15: entrambe pre-commissario) che hanno disinnescato gradualmente il meccanismo per cui, tramite il riconoscimento del valore sociale, veniva contemplato un canone, per l’appunto, sociale di affitto degli spazi. Arriviamo quindi all’attualità, in cui il Documento Unico di Programmazione firmato da Tronca viene contestato per i tagli draconiani in nome del risanamento dei conti disastrati di Roma Capitale. Ed è importante ricordare che i centri sociali sono solo una parte dei luoghi minacciati: si parla anche di biblioteche popolari, sedi di associazioni, luoghi dove si fa doposcuola, assistenza all’infanzia e coworking.

Le richieste economiche, come riferiscono gli stessi promotori dell’iniziativa, sono diventate oggi da capogiro, per un ammontare totale di parecchi milioni di euro. Qualche esempio:
Centro Sociale Auro e Marco (Spinaceto): € 6.000.000
Centro Sociale Corto Circuito (Cinecittà): € 440.000
Centro Sociale La Torre (Tiburtina Rebibbia): € 92.000
Città dell’Utopia (Testaccio): € 100.000
Esc Atelier Autogestito (San Lorenzo): € 140.000
Grande Cocomero (associazione per il sostegno al disagio psichiatrico infantile e adolescenziale, San Lorenzo): € 116.000
Laboratorio Puzzle (Tufello): € 180.000
Villaggio Globale (Testaccio): € 800.000

muro del canto

Il promotori di #RomaNonSiVende portano ad esempio il caso dell’ex-Asilo Filangieri di Napoli, in cui il Comune ha riconosciuto la comunità occupante, o meglio, le pratiche introdotte da chi ha liberato uno spazio lasciato all’abbandono (senza imporre le costituzione in forma giuridica associativa, ma riconoscendolo come processo in fieri). Questo risultato nasce da un’attività condivisa, cui aveva dato vita la comunità degli occupanti, sfociata nella scrittura di uno statuto che ne regola le attività. Uno statuto che riguarda sia l’interno della stessa comunità degli occupanti che l’esterno: i bisogni e le istanze del quartiere. Allo stesso modo, gli spazi sociali di Roma non cercano oggi lo scontro fine a se stesso, ma vorrebbero promuovere il dialogo tramite una sorta di statuto condiviso: una che venga scritta insieme ai cittadini e possa essere garanzia anche nei confronti delle Istituzioni.

VENDERESTI LA TUA CITTA’ ? #ROMANONSIVENDEVENDERESTI LA TUA CITTA’ ? #19M #ROMANONSIVENDE

Pubblicato da Roma Comune su Venerdì 18 marzo 2016