Contro il Bayern di Pep Guardiola, una delle squadre più forti d’Europa. Contro il gelo di Monaco di Baviera, dove per mercoledì sera sono previsti zero gradi (ma almeno non la neve). E contro la sfortuna, che ha mandato ko l’ossatura della formazione bianconera. Il ritorno degli ottavi di finale di Champions League per la Juventus è diventato un’impresa (quasi) impossibile. Al valore degli avversari e al 2-2 dell’andata (punteggio molto più penalizzante della sensazione positiva lasciata dalla rimonta finale), si aggiungono le assenze pesantissime di Chiellini, Marchisio e Dybala, che non andranno neanche in panchina. Come sarà possibile ribaltare il pronostico e eliminare il Bayern Monaco in queste condizioni, forse, non lo sa nemmeno Allegri.

La Champions, del resto, è così: non vince sempre la squadra più forte, ma quella che arriva meglio agli appuntamenti decisivi. E la ruota del calcio gira: l’anno scorso i bianconeri avevano beneficiato di sorteggi molto favorevoli e delle crisi altrui (in particolare del Real Madrid, irriconoscibile in semifinale) per arrivare fino alla finale di Berlino persa contro il Barcellona. Quest’anno l’urna si è ripreso tutto quanto in una volta sola, regalando già agli ottavi l’avversario più temibile in circolazione dopo i catalani campioni in carica. E alla vigilia della gara sono arrivati pure gli infortuni, tutti insieme: preventivabile quello di Chiellini, fuori già da tempo. Una doccia fredda il ko di Claudio Marchisio, pedina insostituibile nello scacchiere di Allegri, non foss’altro perché in rosa non c’è un altro regista di centrocampo. Una mazzata davvero inattesa quello di Dybala, il campioncino chiamato alla definitiva consacrazione europea.

L’argentino si ferma in via precauzionale: come ha spiegato il tecnico, non ha lesioni ma forzando avrebbe rischiato di farsi male seriamente. “Scelta mia, ci sono altre nove gare di campionato e una finale di Coppa Italia a cui pensare”, ha detto Allegri in conferenza stampa. Ha prevalso la logica di concentrarsi sugli obiettivi più realistici (il quinto scudetto consecutivo, ancora in bilico per la resistenza del Napoli), sulla passione di inseguire a qualunque costo il sogno europeo. La Juve ci proverà, ovviamente: “Non siamo indeboliti””, promette il mister. Ma senza tre giocatori-chiave (e con anche l’ex Mandzukic a mezzo servizio) per forza di cose le speranze si riducono al lumicino. Non cambierà il piano tattico: difesa e contropiede, con il Bayern che farà comunque la partita, nonostante lo 0-0 vada più che bene ai padroni di casa. E a questo punto Allegri sarà quasi costretto a puntare su Alvaro Morata, l’eroe di coppa dello scorso anno messo in disparte in questa stagione, l’unico in grado con la sua velocità di far male alla svagata difesa bavarese (che però, per andare in crisi, ha bisogno di essere impegnata).

Si riparte dal 2-2 dall’andata, partita a due facce. Dominata in lungo e in largo dai tedeschi per un’ora, quando il passivo avrebbe potuto essere anche di tre-quatro gol. Poi rimontata dai bianconeri, grazie ad una reazione straordinaria ma anche al vistoso calo di concentrazione altrui. Difficile che il Bayern sbagli una partita e mezzo di fila, specie all’Allianz Arena, dove anche in passato ha rimediato a suon di reti ai cali di tensione patiti altrove. Non resta che aggrapparsi alla proverbiale tenacia bianconera, alle parate di Buffon, ai gol smarriti di Morata. Magari anche a un pizzico di storia, vista la tradizione positiva delle italiane contro le tedesche, e i precedenti del Bayern che con un 2-2 fuori casa di recente è già stato eliminato da Milan (nel 2007) e Inter (nel 2011).

Un po’ pochino per sperare di battere a domicilio la corazzata di Pep Guardiola. Superare il turno per i bianconeri varrebbe 12 milioni di euro in un sol colpo, tra premi Uefa, market pool e incassi da stadio. Ma il bilancio è a posto anche così e la Champions è solo un sogno. I veri obiettivi – quelli realistici, che mancare sarebbe un fallimento – sono altri. Sommessamente, lo ha ricordato pure Allegri.

Twitter: @lVendemiale