Si riapre con un colpo di scena il processo Vatileaks che vede alla sbarra i presunti corvi monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, Francesca Chaouqui e Nicola Maio e anche i due giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. Il prelato è stato nuovamente rinchiuso in cella in Vaticano, nella caserma della Gendarmeria. Il provvedimento, riporta l’Ansa, è stato deciso nei giorni scorsi dalla magistratura d’Oltretevere dopo che Vallejo, che da dicembre era agli arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri si sarebbe reso responsabile di tentativi di inquinamento delle prove, violando il divieto di comunicare con l’esterno.

Intanto la Chaouqui, ex consulente vaticana ha scritto una lettera a papa Francesco in cui chiede di essere svincolata dal “segreto pontificio” per poter esercitare in pieno il suo diritto alla difesa. Nel corso dell’udienza è stato il suo avvocato, Laura Sgrò a chiedere di dare lettura della lettera.

Richiesta respinta dalla corte rimandando la lettura del documento all’udienza di lunedì dal momento che quella di oggi aveva il solo compito di decidere sull’acquisizione del materiale scrutinato dalle perizie informatiche relativo alle conversazioni whatsapp e sms tra i due imputati Chaouqui e il prelato spagnolo mons. Lucio Angel Vallejo Balda.

Tre mesi e mezzo dopo la sua apertura riprende il dibattimento sulla sottrazione e la fuga delle carte segrete della Santa Sede, che solo a partire da lunedì entrerà nel merito delle questioni, con gli interrogatori dei cinque imputati: il prelato spagnolo, la pierre e lobbista, ex membri della Commissione Cosea sulle finanza vaticane, il collaboratore di Vallejo Nicola Maio, tutti e tre accusati di associazione a delinquere, e i giornalisti, autori dei bestseller Via Crucis e Avarizia, imputati per il concorso nella diffusione delle notizie e dei documenti riservati

Si comincerà a ricostruire così il quadro delle accuse, che a distanza di tre anni hanno clamorosamente replicato lo scandalo del primo caso ‘Vatileaks’, quello con al centro l’ex maggiordomo papale Paolo Gabriele poi graziato da Benedetto XVI. I due principali imputati finora si sono accusati a vicenda: Vallejo ammettendo di aver passato le password dell’archivio Cosea a Nuzzi ma di averlo fatto subendo le pressioni e le lusinghe della Chaouqui; quest’ultima attribuendo solo al sacerdote la responsabilità della fuga di documenti. Ma oltre a dover chiarire questo, diverse sono le domande che restano aperte e su cui si attende luce dal dibattimento in aula.