Niente contentini, noi esigiamo il ritiro del provvedimento”. Dopo le polemiche sul cosiddetto decreto mutui e nonostante le annunciate modifiche al testo, tra cui lo sventolato allungamento da 7 a 18 del numero delle rate impagate per cui le banche possano espropriare gli immobili dei creditori, il Movimento 5 stelle ha organizzato un sit-in sotto la sede del ministero dell’Economia e delle finanze. Il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha ricevuto una delegazione capeggiata da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista e ha fatto sapere che riferirà le “osservazioni M5s” al ministro Padoan.

I grillini attaccano l’atto del governo numero 256 che recepisce a modo suo la direttiva Ue 17 del 2014 sui contratti di mutuo ipotecario e condannano le modifiche alla legge comunitaria fatte dall’esecutivo. “E’ un fatto gravissimo”, ha detto il vicepresidente della Camera Di Maio, “che il governo di Renzi metta le mani sulle case degli italiani se in ritardo di 7 o 18 rate sul mutuo. Non c’è nessuna garanzia per chi ha pagato la casa per anni e si ritrova in un momento di difficoltà, forse perché ha perso il lavoro o ha un malato in famiglia. Noi chiediamo il ritiro del decreto, non vogliamo contentini perché questo provvedimento è un atto ignobile“.

Protestano anche i consumatori. “Non basta!”, ha scritto in una nota il consulente dell’Unione nazionale consumatori Stefano Cherti, “diciotto rate invece di 7 rate prima che le banche si portino via la casa non sono sufficienti, specie in un momento di disoccupazione e di crisi come questo. Quello che va lasciato è il filtro del giudice, per evitare che il consumatore sia in balia delle banche. Apprezziamo, invece, il chiarimento che non si tratta di un generico inadempimento ma di un mancato pagamento delle rate. Un passo avanti, piccolo, però, e insufficiente”.

Il 2 febbraio in commissione le proteste dei 5 Stelle hanno fatto slittare l’esame del provvedimento, tra le critiche della maggioranza. Poco dopo in Aula durante il question time in diretta tv i grillini hanno sventolato gli striscioni con la scritta “la casa non si tocca” e sono stati prima espulsi e poi sospesi. “Sono proteste inaccettabili”, ha detto il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, “le hanno fatte in Commissione dove si esprimono pareri che il governo potrebbe recepire. Se non le recepisce puoi protestare ma non prima”.