Dopo giorni di polemiche, la contestazione unanime da parte di tutte le opposizioni e la protesta eclatante del Movimento 5 stelle, il governo si è dichiarato “disponibilissimo” a introdurre modifiche al provvedimento sui mutui ipotecari. Modifiche per ora solo ventilate e giudicate comunque insufficienti dai gruppi parlamentari che si oppongono a un provvedimento che, così come è stato presentato dal governo, è smaccatamente a favore delle banche e indebolisce le tutele dei consumatori.

Il punto è che in caso di inadempienza, cioè il ritardato pagamento di 7 rate del mutuo anche non consecutive, gli istituti possono mettere direttamente in vendita l’immobile senza passare dal tribunale. Una norma che si applicherebbe sia ai nuovi contratti di mutuo sia a quelli già stipulati, poiché è possibile stabilire anche successivamente alla stipula del contratto che “il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito”. E le banche, parte forte del contratto, hanno i mezzi per indurre i mutuatari a soccombere e accettare modifiche anche sui mutui già stipulati.

La nuova norma non mette alcun paletto allo strapotere degli istituti eccetto il fatto che il consumatore ha diritto all’eccedenza in caso di estinzione del debito attraverso la vendita dell’immobile. Quanto al valore della casa, è prevista semplicemente una stima da parte di un perito “scelto di comune accordo con una perizia successiva all’inadempimento”, cosa che apre la strada a vendite forzose di immobili a prezzi irrisori e a prescindere dall’entità del credito vantato dalla banca.

Il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti ha annunciato modifiche proprio su questi punti. Innanzitutto, dovrebbe sparire dal testo il termine “successivamente”, sbarrando così la strada al tentativo di applicare le nuove norme anche ai milioni di contratti di mutuo già in essere. Un’altra modifica dovrebbe riguardare l’inadempimento così come definito dal Testo unico bancario introducendo “archi temporali precisi” anziché il mero ritardato pagamento di 7 rate anche non consecutive. Non solo, la revisione del testo che verrà effettuata nei prossimi giorni dovrebbe introdurre un riferimento all’entità precisa del debito non pagata e stabilire che a nominare i periti siano i tribunali e non le parti “di comune accordo”. Secondo quanto riferito dal relatore del provvedimento, Giovanni Sanga, il capogruppo del Pd, Ettore Rosatol e il capogruppo in Commissione Finanze, Michele Pelillo, la commissione Finanze di Montecitorio ha riformulato il decreto portando le rate da 7 a 18, “la clausola di inadempimento è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla” e la nuova normativa sull’inadempimento “non sarà applicata ai contratti già in essere, neanche in caso di surroga”. Il parere non vincolante sarà presentato la prossima settimana e il governo avrebbe già dato l’ok.

Si tratta di modifiche importanti all’impianto del provvedimento, che vanno però ancora messe nero su bianco. Bisognerà vedere nei prossimi giorni quale sarà il testo definitivo. Nessun paletto invece è stato ancora posto ai potenziali conflitti d’interesse delle banche che da un lato sono venditori degli immobili in garanzia e, dall’altro, potrebbero mettersi il cappello di acquirenti attraverso società d’intermediazione che comprano a prezzi irrisori per rivendere a prezzi di mercato. Un business sostanzialmente esentasse grazie alle nuove norme sulla garanzia di Stato sulle cartolarizzazioni che prevedono solo un’imposta sostitutiva di 200 euro per le banche che entrano in possesso degli immobili e per gli acquirenti in asta che poi rivendono a un acquirente finale.