Un saccheggio da quasi 20 milioni di euro. Che vanno restituiti alla Biblioteca dei Girolamini di Napoli, uno dei patrimoni librari più preziosi d’Europa: violata, depredata di volumi antichi e abbandonata al degrado. La Corte dei conti di Roma ha respinto l’appello dell’ex direttore del complesso, Marino Massimo De Caro confermando la sentenza di primo grado che lo ha condannato (insieme all’ex conservatore, don Sandro Marsano) al pagamento di 19,4 milioni di euro. Per il collegio presieduto da Nicola Leone a tanto ammontano i danni al monumento nazionale degli ex Padri Filippini. Nel processo penale De Caro è stato condannato in via definitiva a 7 anni.

Una ferita aperta nel centro storico di Napoli, in attesa della cura: restauro, riordino e catalogazione dei libri. Per ridare dignità a un luogo storico. Sono 4mila i volumi rarissimi portati via dalla biblioteca tra giugno 2011 e aprile 2012. Dovranno essere risarciti “5,9 milioni per lo smembramento dell’unità delle collezioni – scrivono i giudici – 13,5 milioni per l’amputazione di circa 2500 libri sottratti e rientrati dopo il sequestro della biblioteca e per quelli non recuperati (di cui 10 manoscritti e 140 incunaboli e opere di geografie)”. Alcuni tomi, secondo l’inchiesta partenopea, sono stati sottratti da De Caro per finire nelle mani del fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, appassionato bibliofilo. Lui ha sempre negato di conoscerne la provenienza ma, intanto, pochi giorni fa Palazzo Madama ha dato il via libera all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche tra l’ex senatore e De Caro.

La resa dei conti
La sentenza dei giudici contabili hanno così respinto il ricorso di De Caro, difeso dall’avvocato Italo Spagnuolo Vigorita. Secondo l’ex direttore, che contestava la quantificazione del danno, i giudici di primo grado non avevano tenuto in debita considerazione le responsabilità “di dirigenti e funzionari ministeriali” rispetto “allo stato di abbandono e devastazione” della struttura “frutto – secondo De Caro – di precedenti gestioni”. Una tesi che l’ex funzionario aveva sostenuto anche in un’intervista a ilfattoquotidiano.it. Per il collegio di magistrati non c’è alcun dubbio sul fatto che “l’opera di spoliazione architettata e realizzata da De Caro e altri” è stata scientifica e pianificata, tanto “da inglobare e travolgere ogni possibile pregressa incuria o disattenzione da parte ministeriale”.

Il saccheggio del monumento
L’inchiesta è partita in seguito a una serie di articoli di denuncia dello storico dell’arte Tomaso Montanari ed è stata coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo. La biblioteca è la più antica di Napoli, una delle prime al mondo ad essere aperta al pubblico (nel 1586) ed è parte integrante del complesso monumentale dei Girolamini. Oggi dipende dal ministero per i Beni culturali. Al suo interno sono conservati quasi 160mila libri. Già in passato aveva vissuto periodi bui. Come quando, ad esempio, si decise che dovesse accogliere gli sfollati dopo il terremoto del 1980. Nel 2011 l’allora ministro Giancarlo Galan nominò De Caro direttore. Ci furono una serie di mobilitazioni, soprattutto nel mondo universitario. In meno di un anno, poi, il saccheggio.

L’inchiesta e il processo
Il 12 aprile 2012 l’intero complesso fu posto sotto sequestro: la biblioteca era in totale stato di abbandono. De Caro (indagato) si autosospese. Fu arrestato un mese dopo. Negli atti il procuratore scrisse che la biblioteca era stata “gravemente e forse irrimediabilmente smembrata e mutilata”. L’ex direttore è stato condannato la scorsa estate, in Cassazione, a 7 anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Insieme a lui anche gli altri 5 imputati sono stati riconosciuti colpevoli di peculato. Ma è in corso anche un altro procedimento a carico di 14 persone che rispondono a vario titolo di associazione a delinquere, devastazione e saccheggio. Nella vicenda è rimasto coinvolto anche Dell’Utri, indagato per concorso in peculato. Il fondatore di Forza Italia ha sempre sostenuto di non sapere che quei volumi fossero rubati. Nel frattempo la biblioteca cade a pezzi e ha bisogno di interventi strutturali, ma mancano risorse economiche persino per la ricatalogazione. È chiusa da maggio. In attesa di fondi. E di giustizia.