“Alcuni Paesi che stanno producendo più di 10 milioni di barili al giorno hanno chiesto all’Iran di congelare la sua produzione a un milione di barili al giorno. È una barzelletta“. Non ha usato mezzi termini il ministro del petrolio iraniano Bijan Namdar Zangeneh, nel rispondere ai quattro Paesi che nel corso del vertice di Doha del 17 febbraio avevano convenuto di congelare la produzione di petrolio ai livelli di gennaio per calmierare i mercati e far risalire il prezzo del barile.

La gelata del ministro è arrivata da un incontro sull’energia a Teheran e chiama direttamente l’Arabia Saudita. Il Paese mediorientale ha infatti preso parte al vertice di Doha insieme a Russia, Qatar e Venezuela per discutere della situazione sui mercati internazionali e sono senz’altro gli arabi quei “vicini di casa che hanno aumentato la loro produzione a 10 milioni di barili al giorno” cui il ministro si è rivolto nel suo discorso, aggiungendo che “ora hanno il coraggio di dire che tutti insieme dovremmo bloccare la nostra produzione”.

Dopo il vertice Zangeneh si era tenuto sulle generali e, pur riconoscendo l’intesa stabilizzare il mercato e far salire i prezzi, aveva ribadito la volontà di riconquistare le quote di mercato perse a causa delle sanzioni. La dura presa di posizione che lascia presagire trattative ancora lunghe, ha raffreddato le attese dei mercati mandando ancora a picco il prezzo del petrolio che si è riavvicinato a quota 30 dollari chiudendo in calo del 4,5% a 31,87 dollari al barile.