Si scusa con i cittadini e annuncia di aver ricevuto le dimissioni da parte del suo assessore, che con lui è accusato di vivere in una casa abusiva. Dopo giorni di veleni, la querelle che ha investito l’amministrazione comunale di Bagheria è arrivata probabilmente ai titoli di coda. Nei giorni scorsi la città amministrata dal Movimento 5 Stelle era finita sotto il fuoco incrociato delle polemiche, dopo che un servizio delle Iene aveva accusato il sindaco, Patrizio Cinque, e l’assessore all’Urbanistica, Luca Tripoli, di vivere in case abusive, costruite dalle famiglie dei due esponenti politici.

Intervistato dall’inviato di Mediaset Giulio Golia, il primo cittadino aveva affermato che l’abuso della proprio abitazione “era stato condonato”, mentre in una serie di repliche affidate ad alcuni video diffusi su facebook, spiegava che “il vincolo di inedificabilità assoluta in quella fetta di parco è stato imposto solo nel 1994, quando la palazzina abusiva era già stata costruita, dunque è stato possibile sanarla”.

Adesso, invece, il primo cittadino bagherese è intervenuto direttamente sul blog di Beppe Grillo per riconoscere di aver “detto un’inesattezza – di cui mi scuso con i cittadini – affermando che la casa fosse sanata”, e per annunciare che l’assessore Tripoli, come lui accusato dalla trasmissione di Italia Uno di vivere in una casa abusiva, “ha deciso di fare un passo indietro rimettendo la delega, per fugare ogni ombra”. Nel post, Cinque spiega che “nel 1982, quando ancora non ero neanche nato (è un classe 1985 ndr), la mia famiglia costruisce questa casa che, contrariamente a quanto è stato detto, non ricadeva in una zona con vincolo monumentale e viene avviata la pratica per sanarla. Sono stati ottenuti, dal Comune, i pareri favorevoli necessari e sono stati pagati gli oneri concessori. Ero convinto che l’iter fosse concluso, ma in realtà non è così”.

È per questo che il primo cittadino ammette di aver detto un’inesattezza. “Ho chiesto – continua Cinque – io stesso a mio padre di presentare in Comune l’ultimo documento mancante, l’attestazione del silenzio assenso della Sovrintendenza già in suo possesso dal settembre 2012”. Poi il sindaco prova a spiegare la posizione del suo assessore all’Urbanistica: sempre secondo le Iene, Tripoli avrebbe richiesto la regolarizzazione della casa di famiglia nel 2014, quando cioè faceva già parte della giunta pentastellata. “A Bagheria, purtroppo – dice il primo cittadino- negli uffici tecnici ci sono ben 8.000 pratiche di sanatoria, frutto di decenni di governo della città sull’impronta del far west edilizio. Tra queste c’è anche quella che riguarda il papà dell’assessore all’urbanistica. Gli uffici del Comune, a dimostrazione della loro imparzialità – se mai ce ne fosse stato bisogno – hanno esitato negativamente la sua pratica. L’assessore stesso, per fugare ogni ombra, ha deciso di fare un passo indietro rimettendo la delega. E di questo gli do atto”.

Come dire che alla fine Tripoli ha preferito fare un passo indietro, anche se il sindaco non ha ancora deciso se accettare o meno le dimissioni del suo responsabile all’Urbanistica. “Sono amareggiato per quanto sta accadendo – dice Cinque – non voglio che si prendano decisioni in maniera affrettata o perché spinti dal volere porre rimedio ad errori di altri di cui l’assessore Tripoli non ha alcuna responsabilità o perché si cerca un capro espiatorio. Non accetto che una macchina del fango, artatamente costruita, costringa un valido amministratore a dimettersi”.

Proprio oggi, nel frattempo, il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, ha riunito i vertici cittadini del suo partito per discutere del caso sollevato dalle Iene: a più riprese, infatti, i dem di Bagheria avevano chiesto nei giorni scorsi le dimissioni del sindaco. Alla fine, però, sono arrivate soltanto quelle dell’assessore all’Urbanistica.