No ai riti religiosi all’interno delle mura scolastiche. E’ stato accolto dal tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna il ricorso presentato un anno fa da un gruppo di genitori e insegnanti dell’Istituto comprensivo 20 di Bologna, dopo che il consiglio scolastico, alla vigilia delle festività pasquali, aveva autorizzato le benedizioni religiose in orario extrascolastico, ma entro gli spazi della scuola. “Il principio costituzionale della laicità – scrivono i giudici – non significa indifferenza rispetto all’esperienza religiosa, ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose”. Non può, continua il Tar, “la scuola essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno – secondo scelte private di natura incomprimibile – e si rivelano quindi estranei ad un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni”.

Un verdetto che annulla la delibera con cui il consiglio d’istituto, all’epoca guidato da Giovanni Prodi, nipote dell’ex premier Romano Prodi, dell’Ic 20, diretto dalla preside Daniela Turci, consigliere comunale del Pd, aveva autorizzato i riti a scuola. E che, per i Comitati in difesa della scuola pubblica, ribadisce il principio di laicità: “Con l’accoglimento del nostro ricorso – sottolinea Monica Fontanelli, una dei 18 firmatari del ricorso – si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana. L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. E’ stato affermato un principio della Costituzione”.

Ora la parola passa all’Istituto comprensivo 20, che potrebbe decidere di presentare ricorso in appello contro la sentenza del Tar. “Prendo atto della sentenza – è il commento di Turci – mi confronterò con l’avvocatura di Stato e con gli uffici dell’Ufficio scolastico regionale”.

Intanto, però, si riapre il dibattito attorno a un tema che già un anno fa aveva sollevato più di una discussione. Oggetto del contendere, appunto, la decisione di consentire i riti religiosi entro le mura delle tre scuole che fanno parte dell’Ic 20, cioè le elementari Carducci e Fortuzzi, e le medie Rolandino. A chiedere l’autorizzazione erano stati tre parroci di tre chiese bolognesi, Santa Maria della Misericordia, San Giuliano e Santissima Trinità. A richiesta presentata, infatti, mamme, papà e professori si erano subito divisi. Da una parte i “favorevoli”, capitanati dall’ex presidente del consiglio d’Istituto. Dall’altra, i laici, sempre genitori e docenti, appoggiati dal comitato Scuola e Costituzione.

Il caso finì anche sulle pagine dei giornali esteri, dal New York Times allo spagnolo El Paìs, anche perché, come ricorda il Comitato Scuola e Costituzione, “il Tar in passato si era già espresso sull’argomento”. Nel 1993, quando, con la sentenza 250/93, dichiarò illegittimo lo svolgimento delle pratiche religiose nelle scuole, poiché “del tutto estranee alla scuola e alle sue attività istituzionali”. Tuttavia, il consiglio d’istituto dell’Ic 20 votò favorevolmente la richiesta dei tre parroci, così il ricorso al Tar venne presentato, e il tribunale fissò per il 26 marzo l’udienza per la richiesta di sospensiva. Il consiglio, tuttavia, pochi giorni dopo aver deliberato si riunì, e decise che i riti si sarebbero celebrati il 20 e il 21 marzo, rendendo quindi inutile il pronunciamento del tribunale.

“Non abbiamo fatto nulla di antidemocratico – era stato il commento della preside Turci, chiuse le votazioni per decidere la data della benedizione pasquale – il Tar ci dirà finalmente come ci dobbiamo comportare, nel frattempo noi andiamo avanti per la nostra strada, hanno già fatto ricorso cosa vogliono di più?”. E alla fine la sentenza è arrivata. “Da oggi – sottolinea Fontanelli – nessuno potrà fingere di non sapere, la laicità della Scuola è un valore di civiltà e non può essere calpestato”.