Era passata inizialmente inosservata, inserita in una modifica contenuta nel nuovo decreto sul batterio Xylella, un comma da far saltare sulla sedia l’intero Salento: la norma “salva gasdotto Tap” è stata respinta dalla Conferenza delle Regioni. A capeggiare la cordata contro il governo Renzi è stato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano: all’unanimità è stato espresso parere contrario all’introduzione della deroga al divieto di spostamento di piante nella zona infetta da Xylella. La bozza del provvedimento del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, invece, la prevede espressamente “per la realizzazione di opere dichiarate di pubblica utilità , che hanno conseguito le previste autorizzazioni e di cui è stata svolta la Valutazione di impatto ambientale”.

Una sorta di cavallo di Troia, un passaggio cucito appositamente, secondo il governatore pugliese, “al fine di velocizzare la cantierizzazione dell’approdo del gasdotto Tap”. La guerra sull’asse Bari-Roma relativa alla localizzazione del metanodotto in arrivo dall’Azerbaijan, dunque, registra un altro capitolo e si fa ancora più aspra: si prospetta, infatti, il ricorso alla Corte Costituzionale. “Il governo – afferma Emiliano – ha fretta di far partire i cantieri per il Trans Adriatic pipeline, perché, se l’opera non sarà avviata entro il prossimo maggio, decadrebbe la deroga al divieto di finanziamenti di Stato”. Per questo motivo sarebbe stata forzata la mano tramite l’introduzione del comma 9 all’articolo 12 del decreto del 19 giugno 2015, permettendo di fatto l’espianto e il trasferimento degli alberi dalle aree su cui dovranno essere eseguiti i lavori, a Melendugno, in provincia di Lecce.

Non è un dettaglio: proprio questa questione è finita in mano alla Procura salentina, un mese fa. Nella zona, infatti, si è registrata una singolare coincidenza. Su terreni interessati dal passaggio dell’infrastruttura, un’azienda agricola ha dichiarato di aver subito danni a causa di Xylella fastidiosa. Le analisi fatte effettuare dalla multinazionale Tap, però, testimoniano l’assenza del batterio. Una incongruenza che pesa: se davvero gli ulivi sono infetti, non si potranno estirpare, in quanto su questi si estenderebbe il sequestro penale convalidato dal gip del Tribunale di Lecce su tutte le piante colpite. Così l’opera scivolerebbe nel pantano, perché entro fine marzo e non oltre, stando alla tabella di marcia della società, dovranno essere espiantati i primi 231 alberi.

Al momento, la Regione Puglia non ha ancora rilasciato l’ok di sua competenza. Una deroga dal governo, nei fatti, potrebbe avere l’effetto di agevolare l’iter. “Se il decreto ha tanta urgenza – continua Emiliano – evidentemente ciò è connesso al fatto che il cantiere Tap deve avere un suo inizio entro una data predeterminata”, fissata dall’Ue nel 16 maggio prossimo.

La strada, però, è stata sbarrata. La Conferenza delle Regioni ha detto no e ha partorito una controproposta: a suo avviso, la deroga può essere concessa solo per opere che siano state autorizzate con procedura di Valutazione di impatto ambientale, abbiano un “livello di progettazione esecutiva” e siano immediatamente cantierabili. Altra condizione è che “si sia adempiuto a tutte le prescrizioni rinvenienti dal decreto di Via e che la relativa verifica di ottemperanza sia stata asseverata da tutti gli enti competenti”; infine, “che l’opera oggetto di autorizzazione sia coerente con il contesto ambientale e paesaggistico, ovvero con ulteriori opere tecnicamente connesse che dovessero risultare necessarie all’esercizio dell’opera autorizzata”.

Sono i paletti che minano il percorso di Tap, “che – ove fossero accolte le proposte sopra indicate – non avrebbe la possibilità di ottenere lo spostamento di ulivi nella zona infetta”, precisa la Regione Puglia. Il decreto, tuttavia, potrebbe essere approvato ignorando le modifiche presentate. In questo caso, Emiliano ha già annunciato di valutare “l’impugnazione davanti all’autorità giudiziaria”. Tradotto, significa che sarà sollevato il conflitto di attribuzione di competenze di fronte alla Corte Costituzionale, che per esprimersi avrà bisogno di tempo, congelando intanto il cantiere del gasdotto.