winstons coverTira aria di rock progressive e di smisurate ambizioni dalle parti dei Winstons, trio che prende il nome da una nota marca di sigarette, formato da vecchie conoscenze della scena musicale italiana. “L’idea di metter su la band – racconta Lino Gitto (Ufo) – arriva quando Enrico (Gabrielli, Calibro 35) si trovava a Tokyo, nel quartiere Koenji, dove mandavano per le strade musica diffusa da altoparlanti. Ispirato dal modo in cui mischiavano i generi (‘dagli Emerson Lake and Palmer ai Genesis passando al Rondò veneziano con una certa nonchalance’), tornato in Italia, Enrico chiama me e Roberto (Dellera, bassista degli Afterhours), e ci dice di voler fondare un gruppo insieme. Nascono così The Winstons”.

“Alla base dei Winstons – gli fa eco Roberto Dellera – c’è una gran voglia di suonare, di sperimentare, di fare sempre cose nuove. Risale ad alcuni anni fa l’idea di metter su una band assieme a Enro (Enrico Gabrielli, ndr) e Lino Gitto è stato l’inserto mancante. Così ci siamo dati una deadline in studio per presentare del materiale, in seguito abbiamo trovato un’etichetta importante che ci ha prodotto (La AMS Records, che attualmente è l’etichetta più attenta al passato, al presente e al futuro del Prog italiano, ndr). Per ora stiamo facendo concerti che fanno il tutto esaurito ovunque. C’è gente appassionata di Prog che ci ha detto che non assisteva a un concerto come il nostro dal ’72!”.

Del resto, dal vivo, l’effetto che i Winstons fanno è quello delle band importanti di un’epoca ormai andata. La modernità è nell’approccio. L’album d’esordio omonimo, composto da 10 brani, sembra provenire da un insondabile passato, ascoltare Nicotine Freak o Play with the rebels per credere. Lo stile e il sound sono indizi che non lasciano scampo su ispirazione e influenze, e non è un caso se tra i ringraziamenti troviamo i nomi di Roger Waters e Robert Wyatt. La Scena di Canterbury, il movimento musicale che va sotto questo nome, nato nella seconda metà degli anni Sessanta, da una commistione di psichedelia, progressive rock, beat, jazz, avanguardia, insomma ricco di contaminazioni, è stata ampiamente saccheggiata. I Winstons confermano quel detto secondo il quale i compositori di oggi sono parassiti geniali, che si nutrono della materia melodica del loro tempo e di chi li ha preceduti, per poi produrre qualcosa di nuovo. Magari di bello, come hanno fatto loro.