Nessuna responsabilità penale. E nessun indagato tra i rappresentanti delle autorità politiche e istituzionali di Roma per i funerali show di Vittorio Casamonica, celebrati lo scorso 20 agosto nel quartiere Cinecittà con tanto di carrozza con cavalli, corteo di 25o auto, lancio di petali da un elicottero, banda musicale che intonava le note de “Il Padrino” e manifesti in onore di “Re Vittorio” affissi sulle mura della chiesa Don Bosco. La procura – riporta l’Ansa – dopo aver accertato che non sussistono illeciti da parte dei presunti responsabili chiamati in causa in un esposto presentato dal movimento politico “Lega Italica“, ha dunque chiesto al gip l’archiviazione.

Nell’esposto, affidato al sostituto procuratore Roberto Felici, si accusavano le autorità politiche ed istituzionali della capitale con particolare riferimento alla mancata adozione di iniziative che evitassero alla cerimonia di trasformarsi in una manifestazione di potere del clan. Subito dopo la pubblicazione delle foto – che ilfattoquotidiano.it ha ripreso per primo – le esequie del capostipite della famiglia sinti radicata a Roma dagli anni ’70, più volte protagonista di vicende di cronaca criminale, si sono trasformate in un caso che ha indignato l’opinione pubblica e innescato un rimpallo di responsabilità tra Comune, forze dell’ordine e forze politiche riguardo le autorizzazioni concesse per il corteo funebre, che quel giorno ha provocato problemi di traffico in quel settore della città, e per l’uso dell’elicottero. Mentre gli esponenti dei Casamonica hanno da subito rivendicato il diritto di celebrare i funerali in modo così sfarzoso, come previsto dalla loro tradizione di famiglia.

Nonostante lo scalpore nessuno si è dimesso. Il funerale di Vittorio Casamonica, secondo il prefetto Franco Gabrielli, è stata “una vicenda gravissima“, che “ha dato l’impressione di una città non controllata“, ma originata in sostanza da un difetto di circolazione delle informazioni tra le forze dell’ordine. Travolto dalle polemiche anche l’allora sindaco Ignazio Marino che si trovava in vacanza negli Usa. L’unica conseguenza provocata dai funerali da padrino è stata la creazione – come annunciato dallo stesso Gabrielli – di “un nuovo modello informativo, un gruppo di raccordo con tutte le forze dell’ordine, per indirizzare ai vertici del sistema le informazioni che servono”.