Mio padre è nato in Egitto, al Cairo, ma la famiglia Farina ha radici campane, più propriamente Castellammare di Stabia. Il rapporto con Napoli è sempre stato forte, per me Napoli è la città più viva del mondo, insieme a New York. Una città catacombale e solare, una vivente contraddizione, elegantissima e sciatta, violenta e romantica, una città dove la catastrofe e la fantasia si fondono, aroma di caffè e di sangue per le strade, una città vulcanica e pietrificata, Vesuvio e Cristo velato, magma in attesa e babà divorato, stato di quiescienza e stato di inquietudine, con il mare che ispira la libertà azzurra e giocosa degli scugnizzi. E solo una città così, aristocratica e popolare, poteva generare Totò. Ma per me Napoli è anche Marietto.

Il mio caro amico Marietto. Quando viene a trovarmi a Milano ci mettiamo sul divano, io accendo la videocamera e iniziamo a dialogare. Non c’è nulla di preparato, Marietto è fatto di spontaneità e intelligenza, basta stuzzicarlo e lui parte, l’ispirazione che lo anima è la vita stessa, il suo passato di scugnizzo, la strada è stata la sua scuola, e questo si sente in ogni sua parola e si vede in ogni suo gesto, è qualcosa che non si può reprimere, un innato ottimismo anche nelle avversità, il senso di una fuga sempre possibile, di una trovata teatrale sempre pronta a rimescolare le carte nel mazzo. Nello spirito dei napoletani il sentimento e l’intelligenza trovano un magico equilibrio, e Marietto è napoletano fino al midollo, anche se ha vissuto per molto tempo a Milano e ora vive a Vasto.

Io sono cresciuto nella nebbia di Milano, per carità, anche la nebbia ha un suo fascino, qualcosa di metafisico, ma il sole è il sole, magnifica tautologia, e chi è stato scugnizzo una volta lo sarà per sempre, e avrà sempre il sole sulla pelle e nell’anima, come il mio amico Marietto che non si è mai arreso davanti alla notte.