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Se solo le città avessero un ritmo, quello di Cosenza sarebbe irrimediabilmente il rock.

Capodanno 2016, nella città di Telesio che rock ne ha visto a pacchi: da Lou Reed a Gianna Nannini sino a Patty Smith (che qui s’innamorò del magliocco, il vitigno autoctono delle colline cosentine di Donnici), una moltitudine intergenerazionale, incurante d’un freddo pungente, ha invaso le strade già prima del tradizionale countdown di mezzanotte. 5 palchi di cui 2 alle estremità del corso principale che idealmente fa da ponte: uno per i giovani talenti di X Factor (Davide Shorty, Eva e i Moseek), l’altro, tradizionalmente in Piazza dei Bruzi, dove di scena saranno i Litfiba, Ghigo e Piero Pelù che sale sul palco al grido di: “Ragazzacciii! Buon Anno!”. Inizia così quella destinata ad essere una straordinaria nottata, con buona pace dei rosiconi e lui, che in Calabria è di casa anche perché ha casa nel borgo medievale dell’accoglienza di Badolato.

Prima d’un concertone che appassionerà in un crescendo (quando arriva Regina di cuori esplosione della folla), l’incontro con Libera e l’endorsement a favore di El Puente per Carlo, il ragazzo calabrese massacrato a Buenos Aires, una quasi-normalità per chi è cresciuto a pane & musica, impegno sociale e difesa dei diritti, “per far capire alle Mafie che noi ci siamo, cazzo!”. E una lezione di stile che non t’aspetti dal rocker fiorentino, protagonista suo malgrado nei giorni precedenti d’una sciocca polemica provincial/social, reo d’aver indossato una dissacrante (com’è nel suo stile) parrucca di peperoncini (simbolici della Calabria) giallorossi (i colori calcistici della città di Catanzaro, tradizionalmente da sempre in lizza con la città dei bruzi, che indossa colori rossoblu), come se poi esistessero in natura peperoncini blu  (ancora neanche da ogm). Polemica intelligentemente spazzata via da una foto pubblicata qualche ora prima del concerto sulla official page FB di Pelù, indosso al capo tanto di tiara giallo oro e cuore rosso che recita: “ITALIA E COSENZA ora e sempre RESISTENZA! Facciamo che almeno stasera sia VERA FESTA per tutti senza competizioni né campanilismi né stupide divisioni da stadio, SOLO UNITI SI VINCE, sennò cazzi vobisss!”. E Festa vera è stata.

ITALIA E COSENZA ora e sempre RESISTENZA! Facciamo che almeno stasera sia VERA FESTA per tutti senza competizioni nè campanilismi nè stupide divisioni da stadio, SOLO UNITI SI VINCE, sennó cazzi vobisss!

Posted by Piero Pelù on Giovedì 31 dicembre 2015

Nell’area Mab, il museo all’aperto Carlo Bilotti dove passeggiando puoi incrociare una Bagnante di Emilio Greco o una Testa di Cariatide di Modigliani, un Lupo della Sila di Rotella o un Cardinale di Manzù un allestimento hi-pop del giovane dj Double S. Cambio scena per il dj set con inizio nella tarda nottata: davanti al Teatro Alfonso Rendano, il solo teatro di tradizione che c’è in Calabria, la piazza del centro storico dove campeggia la statua del filosofo rinascimentale Bernardino Telesio, gremita fino al colmo, accoglie Dave Rowntree, batterista dei BLUR, mitica band del britpop per un sound indie dal chiaro sapore d’oltremanica. Cena dai sapori cosentini per il britannico e gli altri artisti impegnati nelle piazze preparata da un’ospitalissima Alba (dal nome rimbaldiano) e Rita, regina della cena col suo impeccabile inglese che farà breccia sull’anglosassone perché può accadere che chi arriva qui non s’aspetta di trovare disinvolte pratiche linguistiche. Infine, alle prime luci dell’alba, sul Lungofiume dei Box Art da residenze artistiche, i Coltivatori di musica e la loro resistenza gastrofonica viaggiante al grido di “non fate la guerra, ma gnocchi e pomodoro”, con Paola Scialis e Stefano Cuzzocrea che al tempo di musica preparano gnocchi di patata strettamente silana.

Un Capodanno da réunion d’una comunità. Nel gioco dei numeri c’è chi parla di 70mila presenze. Poco importa se siano state 60, 80 o 200 mila diffuse contemporaneamente in tutte le piazze coinvolte, perché quella che è andata in scena nella notte di S. Silvestro a Cosenza è stata una gioiosa condivisione, la riappropriazione d’uno spazio, la città, attraverso un linguaggio, la musica. Una bella pagina di spettacolo per un Sud che ha registrato qualche polemica o cattiva figura a Bari come a Matera, e la Calabria questa volta in controtendenza. Chapeau per l’istituzione pubblica che da più d’un decennio firma il Capodanno cosentino, un grazie a quanti hanno ripulito la città e applausi scroscianti per chi ha costruito l’intera kermesse, targata municipalità di Cosenza e Archimedia produzioni.