Barack Obama spinge sull’acceleratore nella lotta contro lo Stato Islamico. “I leader dell’Isis non possono nascondersi e il nostro messaggio è semplice: voi sarete i prossimi“, ha detto il capo della Casa Bianca al termine della riunione al Pentagono del Consiglio per la sicurezza nazionale, ricordando i responsabili dell’organizzazione uccisi negli ultimi mesi. Con la minaccia fondamentalista che ha raggiunto gli Stati Uniti (con la strage di San Bernardino, in California, dove sono morte 14 persone) e i sondaggi che preoccupano (una rilevazione CNN/ORC del 7 dicembre rivela che il 53% degli americani pensa sia giusto inviare truppe di terra in Siria e in Iraq; 6 americani su 10 disapprovano la gestione dell’amministrazione in tema di terrorismo e il 68% degli intervistati ritiene che la risposta ai gruppi terroristici non sia stata abbastanza decisa), la Casa Bianca ha deciso di imprimere un’accelerazione nelle operazioni in Siria e in Iraq.

Se l’11 dicembre era stato il Segretario alla Difesa, Ash Carter, ad annunciare un’escalation nella lotta ai fondamentalisti (“Faremo ricorso a una expeditionary force”, ha spiegato Carter ai deputati: corpi speciali che faranno base in Iraq ma avranno la facoltà di intervenire, con missioni e raid militari, anche sul territorio siriano), a fare il punto prima del periodo festivo di fine anno è stato Obama in persona. Attorno al tavolo con il presidente non c’erano non solo i più alti vertici militari, ma anche quelli dell’intelligence, oltre a tutti i più stretti consiglieri e collaboratori, il vicepresidente Joe Biden e il segretario di stato, John Kerry.

L’Isis, ha spiegato Obama, ha perso il 40% delle zone che una volta controllava in Iraq. “Li abbiamo colpiti al cuore e renderemo loro sempre più difficile avvelenare il mondo”, ha proseguito, sottolineando però come la guerra sia resa difficile dal fatto che i militanti dello Stato Islamico “si nascondono dietro alla popolazione civile, e dobbiamo colpirli con estrema precisione, con precisione chirurgica”.

La lotta è difficile, ma tutti i nostri alleati sono pronti a fare di più, ha spiegato ancora Obama, citando anche l’Italia e auspicando che i progressi siano “più rapidi“. Il presidente Usa ha quindi chiesto al segretario alla Difesa di recarsi nella regione mediorientale per incontrarsi con gli alleati e fare il punto della situazione sul campo. Il presidente, prima di partire per le Hawaii per le festività di fine anno, giovedì si recherà anche al Centro nazionale per l’antiterrorismo per partecipare a un briefing. Un’occasione per fare nel dettaglio il punto sulle misure prese e da prendere per contrastare le minacce di possibili attacchi agli Stati Uniti.