Nichilismo: ” (…) in generale, denominazione moderna di un atteggiamento ricorrente nel pensiero filosofico, comune a molte dottrine anche antiche, secondo il quale, una volta stabilita l’inesistenza di alcunché di assoluto, non ci sarebbe alcuna realtà sostanziale sottesa ai fenomeni di cui pure si è coscienti, risultando quindi l’intera esistenza priva di senso (…)”. Così il Dizionario Treccani definisce (accanto a più dettagliate accezioni) l’atteggiamento filosofico che deriva il suo nome dal latino ‘nihil’, niente.

Potremmo sbizzarrirci di citazioni dotte a riguardo, ma ci limiteremo ad alcuni riferimenti (estremamente) essenziali. Dostoevskij ne I Demoni (anche se sarebbe più corretto tradurre “gli indemoniati, i posseduti”) vede nel diffondersi delle idee nichiliste il manifestarsi del “male morale assoluto”, incarnato dal memorabile personaggio Stavrogin. Il filosofo che molto spesso più viene associato al nichilismo, per la sua sistematica critica dei valori socratico-cristiani, è Friedrich Nietzsche (contemporaneo e ammiratore di Dostoevskij, fino ad arrivare a definirlo “un fratello di sangue”), anche se tale definizione parrebbe contraddire il pensiero del  filosofo. Il grande “martellatore”, infatti, vedeva proprio nel Cristianesimo la matrice del nichilismo, poiché nella sua visione esso svuotava la vita di significato cercando un senso e una verità nell'”aldilà”, e non nel costante divenire dell’esistenza.

Tornando ai nostri giorni, Ne Il Grande Lebowski dei Fratelli Coen, c’è una battuta sprezzante e  memorabile sui nichilisti: “Meglio la dottrina nazionalsocialista”, dice l’ebreo convertito Walter-John Goodman, “se non altro, ha alla base l’ethos”.

Nella cultura rock, il nichilismo è divenuto tout court sinonimo di punkSu questa identificazione gioca, brillantemente, l’ultima opera di Vanna Vinci, probabilmente l’autrice più colta del panorama fumettistico italiano (ricordiamo tra le opere precedenti le ricerche alchemiche della sua Sophia o le biografie della Marchesa Casati e di Tamara de Lempicka).

Si tratta dell’ennesimo capitolo (significativamente intitolato: No Future) delle avventure de La Bambina Filosofica, irresistibile alter-ego, infantile ed irriverente, dell’autrice, che contrappone il suo quoziente intellettivo altissimo alle brutture del mondo.

Per intenderci, una Mafalda dotta, spietata e oltraggiosa. Il libro si impone all’occhio (nella confezione Bao Publishing) come una detonazione di pantoni fluorescenti, dai quali emerge, fiera e accigliata, la protagonista, indossando una felpa con un messaggio molto chiaro: DESTROY.

La stessa struttura dell’opera è assolutamente punk: non c’è un senso, una trama, un filo logico. Il libro è una giocosa, e gioiosa, esplosione di anarchia stilistica: alle illustrazioni di celebri aforismi si alternano parodie di capolavori dell’arte, oroscopi sarcastici, ricette dis-gustose, cataloghi di forme virali, rifacimenti di b-movie e di celebri copertine rock.

Del resto, l’introduzione dell’autrice è programmatica come un manifesto d’avanguardia: “Non pensate di cercare qui del buon senso, della logica, dell’ordine… macché, qui c’è tutt’altro (…) non si tratta di un graphic novel né di una raccolta di strisce umoristiche (…) si potrebbe definire un almanacco dadaista a fumetti (…) tutte le leggi di un buon libro a fumetti sono stravolte anzi a-bo-li-te”.

Con grande coerenza, il primo capitolo è composto da “bombette” verbali puzzolenti, corrosivi calembour dell’autrice in guisa di aforisma, come ad esempio: “Quando voglio far colpo su qualcuno lo invito a vedere la mia collezione di fallimenti”. Si apre poi una sezione di omaggi ai pensatori di riferimento della Vinci, ed ecco quindi la grande galleria di perle ciniche dei maestri del paradosso: da Cioran a Lichtenberg, da George Bernard Shaw a Karl Kraus, da Paul Valéry a Samuel Beckett, passando spesso per l’adorabile acume di Paolo Poli.

Non manca un geniale prontuario di “Buoni argomenti per interrompere una conversazione” (da ritagliare per poterli poi sfoderare al momento giusto) e un’attualissima lista di “Addobbi natalizi crudeli”, per dimostrare il nostro “profondo dissenso” per il buonismo natalizio.

Insomma, per quanto chi scrive condivida le abissali riflessioni dei grandi autori citati sulla tragedia morale nichilista, sia benedetta l’allegria liberatoria de La Bambina Filosofica, il suo “nichilismo” giocoso e sfrontato, un leggiadro schiaffo in faccia ai benpensanti e ai saccenti.