Aveva sparato dal balcone a un ladro che gli stava rubando la macchina, dopo aver rubato le chiavi dall’abitazione. Il malvivente fu ferito a morte e Antonio Monella, imprenditore edile oggi 49enne, fu condannato per omicidio in via definitiva a 6 anni e 2 mesi. Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso una grazia “parziale”, secondo l’articolo 87 della Costituzione. Vale a dire che il provvedimento riguarda 2 degli anni di reclusione inflitti a Monella e in questo modo l’imprenditore potrà uscire dal carcere e fare richiesta per l’affidamento ai servizi sociali. La decisione del capo dello Stato è arrivata dopo il parere favorevole del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Il legale di Monella, Enrico Mastropietro, ha commentato la decisione del capo dello Stato ringraziando “tutte le persone che si sono date da fare, indistintamente: sono stati davvero tutti bravi. Abbiamo fatto bene io e il collega Andrea Pezzotta a tenere un profilo basso e a non fare sparate sui giornali. Il presidente Mattarella si è dimostrato molto sensibile e un grande giurista”. Mastropietro conferma che i legali chiederanno l’affidamento ai servizi sociali: “Quella della grazia parziale era tra l’altro la nostra richiesta: non avevamo mai chiesto una grazia totale. E non abbiamo mai perso la speranza, in primis nemmeno lo stesso Monella, perché pensavamo che questa grazia sarebbe stata accolta”. Il processo per omicidio nei confronti di Monella si era concluso nel febbraio 2014: la Corte d’appello condannò l’imprenditore a 6 anni e 2 mesi. Da quel momento cominciò una campagna mediatica in suo favore, condotta in particolare dalla Lega Nord e dal segretario Matteo Salvini. Destò clamore, in particolare, la presa di posizione del senatore del Carroccio Roberto Calderoli, che ad agosto, in occasione della Berghem Fest, disse: “Sono pronto a ritirare i miei 600 mila emendamenti sulla riforma del Senato se Mattarella concede la grazia ad Antonio Monella”. Così è stato e oggi Calderoli ringrazia il capo dello Stato “per la rapidità” del provvedimento. Salvini, dal canto suo, si esprime con toni ancora più trionfanti: “Grazia per Antonio #Monella! vittoria dei cittadini perbene, della #lega e del diritto di difendersi!” scrive il leader padano su Facebook. Mattarella, aggiungono i capigruppo del Carroccio di Camera e Senato Massimiliano Fedriga e Gianmarco Centinaio, “ha ripristinato giustizia e civiltà nel Paese. Un cittadino onesto non deve essere condannato per essersi semplicemente difeso. Che questa scelta sia un monito per il Pd e quindi il governo sostenga subito la nostra proposta di legge che chiede di superare l’eccesso di legittima difesa”.

monellaIn questo modo a Monella rimarrà da espiare una pena residua sotto a 3 anni. Nel valutare la domanda di grazia presentata da Monella, spiega il Quirinale, il presidente Mattarella ha tenuto conto del comportamento positivo tenuto da Monella durante la detenzione (iniziata l’8 settembre del 2014 dopo che si era costituito) e della circostanza che il percorso di educazione potrebbe proseguire – se il tribunale ne ravviserà i presupposti – con l’applicazione di misure alternative al carcere.

Il fatto che ha portato alla condanna definitiva dell’imprenditore edile, oggi 49enne, avvenne nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006. Erano le due di notte e Monella si trovava a casa ad Arzago d’Adda, vicino a Treviglio (provincia di Bergamo). Tutta la famiglia era a letto: Monella, la moglie, i figli di 18 e 5 anni. Il silenzio fu rotto da alcuni rumori e l’imprenditore si trovò faccia a faccia con uno dei ladri, entrato in casa insieme a tre complici. Il malvivente riuscì a prendere le chiavi del Mercedes e così Monella imbracciò il suo fucile e si affacciò su un balcone. Prima sparò in aria, poi in direzione della sua auto a bordo della quale stava salendo la banda. Così i quattro lasciarono il Mercedes dell’imprenditore e fuggirono con l’auto con cui erano arrivati. Monella chiamò subito i carabinieri che dopo un paio d’ore trovarono un giovane albanese, Ervis Hoxha, 19 anni, in un pub di Truccazzano, in provincia di Milano, dove i complici probabilmente lo avevano abbandonato. Ervis era sanguinante, perché ferito a un fianco e fu subito ricoverato, ma dopo poche ore morì.

Tra l’altro il capo dello Stato, in visita a Ferrara, aveva anche parlato dell’episodio recente di Cento, dove due donne erano state picchiate da due ladri (poi arrestati) durante un furto nella loro abitazione: una di loro, la più anziana, 84 anni, è morta. “Sono stati dei fatti sconvolgenti – ha detto il presidente Mattarella – sia perché contrastano con cittadine e contrade assolutamente tranquille, sia per l’efferatezza dei comportamenti”. Da questo fatto, ha aggiunto, “è stata colpita tutta l’opinione pubblica nazionale, quindi ho voluto esprimere al sindaco di Cento la solidarietà e la vicinanza di tutta Italia”. “Naturalmente anche qui – ha aggiunto il capo dello Stato – si richiede una vigilanza e un’attenzione molto alta perché occorre garantire la sicurezza dei nostri concittadini”.