La stanza si trova al secondo piano della sede del Partito Democratico in via Sant’Andrea delle Fratte 16, cuore di Roma, a due passi da Piazza di Spagna. Per tutti il Nazareno, come viene definito il palazzo che ospita la sede del Pd a causa della sua vicinanza all’omonimo largo. Per Guido Stefanelli e Massimo Pessina, gli editori dell’Unità, il Nazareno è invece un comodo ufficio nel quale i due soci della Piesse (che controlla l’Unità Srl con l’80 per cento, mentre il Pd tramite la società Eyu Srl ne controlla il 19 per cento e Guido Veneziani il residuo uno per cento) incontrano imprenditori di ogni colore e provenienza per parlare di affari. Il Fatto ha raccolto il racconto di due imprenditori che vogliono per ovvie ragioni restare anonimi e che si sono ritrovati a sorpresa a partecipare a incontri nella sede del Pd nei quali si discuteva non di linea politica del Pd o di linea editoriale dell’Unità ma di appalti.

Il problema della confusione dei ruoli è strutturale. L’Unità è stata salvata dal fallimento grazie a un concordato reso possibile dai milioni di euro del gruppo Pessina Costruzioni. L’ad e di fatto socio di maggioranza della controllante dell’Unità Srl Guido Stefanelli è amministratore delegato anche della Pessina Costruzioni. Il Pd è quindi socio dei manager che controllano una società di costruzioni dal fatturato di 74 milioni di euro con un utile di 13 milioni circa e con un indebitamento che ammonta a 99 milioni di euro dei quali 28 milioni verso le banche. Dati del bilancio al 31 dicembre del 2014. Secondo la Pessina però il debito reale “ammonta a 23,9 milioni euro”. Inoltre la società vanta “un portafoglio ordini consolidatisui20anniparia420milioni euro”. La Pessina si occupa di costruzioni ma anche di servizi nel settore ospedaliero e di housing sociale. Sono numerosi i casi di potenziale conflitto di interesse di un editore impuro (per altro non certo isolato nel panorama editoriale italiano) con l’aggravante che in questo caso però il socio e beneficiario del salvataggio dell’Unità è un partito politico. Il nostro giornale già si è occupato di alcune vicende come quella dell’appalto da 140 milioni per la costruzione dell’ospedale di La Spezia aggiudicato alla Pessina nel maggio del 2015 dall’Agenzia regionale della Liguria a guida Pd allora. La gara era stata bandita anche grazie ai fondi del ministero della salute un anno prima e validata con un parere del’Anac di Raffaele Cantone nell’aprile 2015.

Un altro potenziale conflitto di interesse è stato segnalato dal consigliere di opposizione di Sel Tommaso Grassi al comune di Firenze. Pessina Costruzioni è una delle due società (oltre alla Investire Sgr della Finnat) ad avere presentato offerte per costruire appartamenti di edilizia sociale per riqualificare la caserma Gonzaga-Lupi di Toscana ora passata dalla proprietà del Demanio al Comune guidato da Dario Nardella. Le polemiche su questo doppio ruolo degli azionisti della società Piesse, da un lato soci-editori del Pd e dall’altro offerenti in gare bandite da autorità legate o controllate dagli enti del Pd, non hanno consigliato prudenza a Guido Stefanelli e Massimo Pessina. Il Fatto ha raccolto il racconto anonimo, per ovvie ragioni, di due importanti operatori del settore delle costruzioni che hanno incontrato i due soci dell’Unità nella sede del Pd per parlare non di giornali o di politica ma di appalti. Al secondo piano del Nazareno Massimo Pessina e Guido Stefanelli possono disporre di una sorta di ufficio di rappresentanza proprio a due passi dalle stanze del segretario-premier Matteo Renzi e del vice segretario responsabile delle infrastrutture del Pd Debora Serracchiani. Stefanelli e Pessina hanno la sede dei loro affari a Milano ma scendono a Roma,un po’come fanno i parlamentari, il mercoledì e il giovedì. La Pessina Costruzionidisponediunasede a Roma nel quartiere Prati in via dei Gracchi. Però – almeno per gli incontri che il Fatto ha ricostruito–Pessina e Stefanelli hanno preferito vedere gli imprenditori nella sede del partito.

Gli operatori del settore hanno raccontato al Fatto di essere stati ricevuti in una stanza proprio di fronte a quella di Renzi e di avere visto anche il tesoriere del partito Francesco Bonifazi che incrociava nei paraggi, come se la stanza fosse usata anche da lui. Il secondo piano è rigorosamente vietato ai giornalisti e al pubblico e permette una riservatezza assoluta. Inoltre la location ovviamente incute soggezione agli altri imprenditori che non possono permettersi di chiamare “Francesco” il tesoriere del Pd e “Debora” la responsabile infrastrutture. Il Fatto ha sentito Guido Stefanelli sul punto. “Escludo categoricamente di avere effettuato incontri con imprenditori nella sede del Pd. Noi abbiamo una formale autorizzazione del responsabile organizzazione – o del tesoriere – non ricordo a stare qua perché abbiamo la tv dell’Unità e la usiamo per questo fine editoriale. Noi facciamo i nostri incontri al primo piano ma solo per l’Unità. Per le questioni della società di costruzione abbiamo altri uffici nella sede di via dei Gracchi”.

Al Fatto, invece, risulta che in alcuni giorni nella stanza al secondo piano è stata notata persino l’architetto Patrizia Malatesta, che non c’entra nulla con l’Unità ma invece segue le pratiche amministrative, anche quelle per partecipare alle gare, con il ruolo di key account manager di Pessina Costruzioni. Al Fatto l’architetto Malatesta dice: “Mi sembra uno scherzo” e non risponde sul punto.

da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre