copertina fronteContrordine. Il libro devono leggerlo anche tutti gli altri. Niente paura, non siete incappati in una manipolante operazione di marketing ma in un trasparente atto politico. Si intitola “La donna senza nome”, esce il 5 novembre, è edito da Castelvecchi, e parla (anche) di omogenitorialità.

Ho detto romanzo, sì, e infatti è (quasi) tutta fiction: una donna di trent’anni si innamora di un campione del mondo di vela ma la loro storia è piena di salite, misteri e colpi di scena. Perché? Lei è stata concepita a Bruxelles da una coppia di donne, una delle quali, la madre biologica, è ricorsa all’inseminazione artificiale con donazione di sperma. L’origine di Emma, la protagonista, c’entra con le difficoltà che si ritrova a vivere, con le sue ambiguità, con il suo segreto? Le risposte che cerco nelle pieghe della trama sono multiple, ma sì, c’entra.

Ed è per questo che mi rivolgo alle famiglie omogenitoriali: aprite gli occhi, una famiglia con due genitori dello stesso sesso non è uguale a quella tradizionale; una famiglia omogenitoriale composta da una coppia di genitori femmina non è uguale a quella che ha due papà; gli studi internazionali sono rassicuranti sui figli nati da una coppia di persone omosessuali, ma restano pochi e molto recenti. Il punto è che non serve a niente omologare le esperienze, nascondere la testa sotto la sabbia pur di non definire, nominare, identificare le peculiarità, le specificità, le differenze. Che ci sono eccome, e il bello sta proprio lì. Nel coraggio di scoprirle.

E, a proposito di bello, ecco che entra in ballo l’opinione, anzi, i sentimenti di “tutti gli altri” che omogenitori non sono: mi rivolgo a loro attribuendo al mio romanzo una funzione informativa e pedagogica. La mia storia, infatti, ha anche lo scopo, oltre a quello di intrattenere e divertire, di far conoscere e insegnare qualcosa in più sulle esperienze che vivono le famiglie omogenitoriali. In modo non ideologico o militante, ma laico: per il puro piacere di aggiungere un punto di vista sul mondo.

Lo so, ho parlato di atto politico, ma non c’è contraddizione tra impegno sociale e amore per la conoscenza. Diciamo che in me il primo è derivato dal secondo. Ed ecco il focus più importante: conoscenza significa prendere atto dei fatti. Per esempio che oggi in Italia esistono bambini e bambine (i più grandi sono ormai adolescenti) nati da famiglie omogenitoriali; per esempio che tali bambini sono in continuo aumento; per esempio che non esiste una legge che tutela i loro diritti.

Il mio impegno sociale, oggi, risiede nel mettere il mio lavoro (il mio romanzo) a servizio di quella parte della comunità sociale discriminata, ossia le famiglie di lesbiche o di gay, nella speranza di contribuire, con la mia goccia, a orientare l’opinione pubblica all’ascolto e all’osservazione dei fatti della contemporaneità, e a spingerla a prendere una posizione politica in un momento delicato come quello che stiamo vivendo in queste settimane, tra Sinodo e Cirinnà. Credo infatti che a colpi di immaginario si possa spingere la storia a fare un passo in avanti, proprio come due anni fa fece ad esempio Melania Mazzucco con il suo “Sei come sei”, facendo conoscere a molti studenti italiani la storia di Eva e dei suoi due papà.

Infine, mi rivolgo ai politici e alle associazioni impegnate per i diritti Lgbtqi: la legge Cirinnà è oggetto di un battage fortissimo, il Governo è a rischio e non è improbabile che butti a mare la stepchild adoption per salvare la maggioranza, la Boschi ha parlato di libertà di voto (segreto), il movimento oltranzista organizza family days, compra intere pagine dei giornali, fa appello a ignoti sondaggi per i quali “gli italiani” sono contrari all’adozione, anticamera dell’utero in affitto. Sono argomenti radicalizzati, ma che hanno un fondamento. Di fonte a tutto ciò, silenzio. Perché nessuno si impegna a promuovere una campagna di informazione e di opinione per sensibilizzare al tema in questione, per esempio commissionando un sondaggio serio e ben fatto che contenga la reale opinione in merito di tutti gli italiani? Servono soldi? Si faccia una sottoscrizione. L’opinione pubblica è bersagliata e male informata, e, come ci insegna il bellissimo cartone animato “Inside Out”, lasciare tutto in mano a Rabbia e Paura rischia di far perdere la partita con la nostra evoluzione. Chiamo a raccolta tutti gli artisti affinché aiutino l’Italia a immaginare un mondo nuovo: inclusivo, tollerante, solidale.