L’adozione di 124 minori bielorussi è appesa a un misterioso ritardo burocratico. Da quasi tre mesi il governo di Minsk aspetta di ricevere dallo Stato italiano la lettera di garanzia con cui questo si impegna a trattare bene i loro bambini. Un atto che a dire il vero non è previsto da nessuna legge o regolamento, ma che anche in occasione delle ultime adozioni, nel 2013, il governo Lukašenko ha chiesto a quello di Roma. Il 22 luglio il ministero dell’Istruzione bielorusso ha consegnato la lista dei minori adottabili tramite l’ambasciatore Evgeny Andreevich Shestakov alla Commissione per le adozioni internazionali (Cai) insediata a Palazzo Chigi. Da allora tutto tace. Di conseguenza la Bielorussia non rilascia il via libera alle adozioni. I futuri genitori sono infuriati. “Hanno spedito 170 raccomandate sia al primo ministro Matteo Renzi sia al capo dello Stato Sergio Mattarella”, riferisce Maurizio Faggioni, presidente dell’associazione Bambini Chernobyl onlus, ente autorizzato a svolgere le procedure delle adozioni in Bielorussia.

Ilfattoquotidiano.it ha provato più volte a chiedere spiegazioni alla presidente della Cai Silvia Della Monica senza ricevere mai risposta. In realtà la commissione non si riunisce da oltre un anno. “L’ultima volta risale al 27 giugno 2014“, dichiara l’avvocato Simone Pillon, rappresentante del Forum delle famiglie, uno dei commissari. “Il 19 marzo scorso ho inviato per posta elettronica certificata una richiesta urgente di convocazione ma nessuno mi ha risposto”. L’iter per l’adozione degli oltre cento minorenni, racconta Faggioni, “è iniziato il 19 ottobre 2014 con l’invito da parte della Cai a predisporre l’elenco delle coppie adottive”. Che è stato presentato dopo meno di due mesi, precisamente “il 3 dicembre”. All’inizio dell’anno, era il 19 gennaio, la commissione comunica che “sarà pertanto predisposto e trasmesso alle autorità bielorusse un elenco di genitori aspiranti all’adozione”. Passano quattro mesi esatti: il 19 maggio la Cai invia la lista alle autorità bielorusse. E il 22 luglio arriva l’ok dal governo di Minsk. Dopo qualche giorno, il 3 agosto, la Cai augura “buon lavoro a tutti”. Poi la scoperta.

“Ai primi di settembre”, ricorda il presidente della onlus, “ho fatto un viaggio in Bielorussia per discutere con le autorità alcuni aspetti tecnici riguardanti la situazione di alcune famiglie da noi rappresentate. In quell’occasione sono venuto a sapere che l’Italia doveva ancora mandare la lettera di garanzia. Quindi appena rientrato, il 15 settembre, ho chiesto chiarimenti alla Cai”. La risposta, se così possiamo definirla, è contenuta nell’ultimo comunicato pubblicato sulla homepage del sito web della commissione. “Sorprende”, si legge, “che ancora una volta vengano diffuse, da parte di un ente, notizie fantasiose e infondate, che stanno creando un ingiustificato allarmismo tra le famiglie e nascono da una comunicazione non corretta né autorizzata dalla Commissione”. Che assicura: “I rapporti con la Repubblica di Bielorussia proseguono in un clima di massima collaborazione, nel pieno rispetto dei protocolli e nell’ambito di relazioni basate sulla stima e sulla affidabilità nelle relazioni internazionali”.

“Non ce la facciamo più, siamo stremati”, si sfoga una coppia romana in attesa di adottare un ragazzino di 15 anni che da otto ospitano a casa loro per quattro mesi l’anno. “Abbiamo provato a inviare mail alla Cai ma ci tornano sempre indietro perché la posta di casella elettronica è intasata. Allora abbiamo telefonato. Ma il tecnico che ci ha risposto ha detto che la questione non era di sua competenza”. L’ultima lettera di garanzia per concludere le adozioni di bambini bielorussi è del 2013. Faggiani: “Fu firmata prima dall’allora premier Mario Monti. Ne seguì una seconda, sottoscritta dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo la caduta del governo Monti”. Poi più nulla.

E la Commissione per le adozioni internazionali ha alzato un muro di silenzio. Il motivo rimane oscuro. Inspiegabile è anche la doppia carica ricoperta da Silvia Della Monica. Il 13 febbraio 2014 è stata nominata vicepresidente dell’ente. Poi Renzi, con un decreto del 17 aprile dello scorso anno, le ha delegato anche la presidenza. “Contrariamente a quanto stabilito dall’articolo 3 del dpr del decreto del 2007 che ne disciplina il funzionamento”, sottolinea Pillon. “Inoltre, in base all’articolo 4 dello stesso decreto, il vicepresidente può adottare provvedimenti solo nei casi di urgenza che dovranno poi essere ratificati da tutta la commissione nella prima riunione utile successiva. Ma di riunioni noi non ne abbiamo più fatte”. Eppure il 5 marzo, rispondendo all’interrogazione sul funzionamento della Cai presentata in Senato (primo firmatario Carlo Giovanardi), il governo ha rassicurato “sull’assoluta legittimità del funzionamento della Commissione”. Il Quirinale dal canto suo ha fatto sapere a ilfattoquotidiano.it che “ha a cuore la situazione” e “ci sta lavorando”.