“Luigi, il drencher sta funzionando?”. “E’ pieno di fumo, è pieno di fumo”. Sono le 4.40 del 28 dicembre 2014. A bordo della Norman Atlantic il pre-allarme è scattato 17 minuti prima, quando nella plancia di comando una luce arancione e un suono del sistema di controllo annunciano che c’è del fumo sul ponte 4. E alle 4.27 arriva la certezza: “C’è un incendio”. Viene dato in tempi rapidi, due minuti dopo, come aveva messo a verbale il comandante Argilio Giacomazzi nell’interrogatorio subito dopo lo sbarco, l’ordine di avviare manualmente il sistema antincendio fisso, il drencher, sul ponte interessato dalle fiamme. Lo raccontano i file audio della scatola nera, come anticipato da ilfattoquotidiano.it  recuperati dai tecnici del laboratorio RaSS CNIT di Pisa nelle scorse settimane e in parte ascoltati martedì nel corso di un’udienza dell’incidente probatorio. E’ solo una prima parte di oltre un gigabyte di conversazioni registrate quella notte dal Vdr della nave, ma ricostruiscono nel dettaglio quanto avvenuto in quei concitati minuti a bordo del traghetto gestito dall’Anek Lines, dove l’incendio – che provocherà 11 morti e 18 dispersi – si è appena sviluppato.

Alle 4.33 il comandante Argilio Giacomazzi – indagato in concorso con altre undici persone per lesioni, naufragio, omicidio colposo plurimo – riceve una risposta affermativa sull’attivazione del dispositivo antincendio, ma alle 4.40, quando dalla plancia di comando chiedono se il drencher stesse effettivamente funzionando, dall’altra parte replicano “è pieno di fumo”. Cinque minuti più tardi, il responso diventa ancora inquietante: “Dal tubo antincendio esce fumo, non acqua”. Un evento insolito, che era stato specificato nei verbali di sommarie informazioni da più passeggeri e dal primo ufficiale di macchina che avevano provato ad attivare le manichette.

Contemporaneamente scatta la richiesta di soccorsi: sono le 4.39, la comunicazione è allarmata e viene fatto presente che c’è un grave incidente a bordo. Otto minuti più tardi il dialogo con la Capitaneria di Porto di Bari si fa drammatico: “Intervenite con tutti i mezzi: non possiamo mettere le lance in mare, abbiamo un gravissimo incendio a bordo, venite con i rimorchiatori”. Viene comunicato anche il numero di presenti sul traghetto: 411. Un numero che si rivelerà errato, poiché tra passeggeri ed equipaggio più di 500 persone si trovavano in viaggio tra Patrasso e Ancona.

Le indagini seguite dai pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano della procura di Bari – che fin dall’inizio hanno focalizzato l’attenzione sul sistema antincendio – avranno quindi ora maggiori elementi per chiarire se e cosa può aver impedito una corretta gestione delle fiamme. Per gli avvocati Alessandra Guarini, Massimiliano Gabrielli e Cesare Bulgheroni, del pool “Giustizia per Norman Atlantic”, è già possibile evidenziare delle gravi anomalie: “Innanzitutto le persone a bordo erano più di 500, e la lista passeggeri è stata falsificata per risparmiare sul costo del medico a bordo, inoltre il comandante invece che parlare in inglese, lancia il distress (SOS) in italiano per farsi rispondere dagli italiani, che stavano dall’altra parte dell’Adriatico, mentre le coste albanesi erano lì davanti a vista. Sappiamo che certe scelte sono legate al costo dei rimorchiatori che, se non ci sono accordi con l’armatore, può arrivare fino al 30% del valore della nave soccorsa”.

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