“In Italia i motori diesel truccati della Volkswagen potrebbero essere circa un milione“. Il viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, a margine del meeting dei Centri di revisione auto, interviene sullo scandalo delle emissioni che ha travolto la casa automobilistica tedesca. Una maxifrode per la quale la società di Wolfsburg rischia una multa da 18 miliardi di dollari. E secondo quanto rivelato dal Financial Times, “già nel 2013 l’Europa sapeva del problema”. Nencini ha specificato che “sono in corso controlli per verificare il danno provocato anche in Italia“. L’indagine, ha proseguito,”potrebbe chiudersi entro pochi mesi, entro la fine dell’anno”. Auspicando “che Volkswagen risolva rapidamente questa situazione”, ha poi notato come l’azienda, con la nuova nomina del ceo Müller, si stia “muovendo con grande celerità: ha cambiato i vertici in poche ore dalla notizia dello scandalo”.

Se il governo di Berlino pensa di potenziare lo strumento della class action per risarcire i consumatori, il danno in Italia è al centro dell’intervento del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha espresso preoccupazioni sulle ricadute dello scandalo nel nostro paese: Temo conseguenze che mi auguro siano limitate, a catena ci potrebbero essere effetti sull’industria italiana che non ha colpa”. Il viceministro ha inoltre sottolineato che il problema “non è solo tedesco ma anche europeo, oltre che americano. In questo momento l’Europa sta facendo molta fatica a uscire dalle conseguenze della recessione e se la fiducia viene intaccata la propensione all’investimento si indebolisce”, mentre “l’azione di politica economica di questo governo è volta a consolidare la fiducia“.

Financial Times: “Già nel 2013 l’Europa sapeva” – Le parole di Padoan seguono di poche ore la rivelazione del Financial Times che, citando una relazione tecnica del Joint Research Centre, ha dimostrato che “già nel 2013 l’Europa sapeva del problema”. Secondo quanto riportato dall’autorevole quotidiano finanziario il Jrc aveva messo al corrente la Commissione europea della possibilità che i test sulle emissioni delle autovetture potevano essere alterati da “dispositivi” definiti “di disattivazione”.

Jrc nel 2013: “Test su strada più efficaci contro manomissioni”

Nel rapporto si parla dell’utilizzo di “dispositivi di manipolazione che possono attivare, modulare, ritardare o disattivare i sistemi di controllo delle emissioni” e migliorare di conseguenza “l’efficacia durante la prova delle emissioni“. Dunque esattamente quello che in questi giorni è stato certificato dall’agenzia americana per l’ambiente. Gli autori della relazione del Jrc (istituto scientifico della Commissione europea) raccomandavano quindi i test su strada dei veicoli, in quanto più efficaci contro strategie di manomissione da parte delle case automobilistiche, oltretutto rese illegali dalla Ue già dal 2007. E dopo lo scandalo Volkswagen, secondo quanto riferito dal quotidiano Handelsblatt, il governo tedesco vuole introdurre e potenziare lo strumento della class action in Germania a partire dal 2016. “Il governo federale vuole introdurre le azioni collettive”, titola il sito, che cita il segretario per la tutela dei consumatori presso il ministero della Giustizia.

Commissione europea: “Già allo studio prove su strada”

La portavoce dell’esecutivo comunitario Lucia Caudet ha comunque ribadito che la “Commissione non fa le veci della polizia” con le sue normative, anche se “gli Stati membri hanno comunque l’obbligo di rispettare la legislazione della Ue, tra cui il divieto esplicito sui dispositivi della frode”. Caudet ha confermato che “la Commissione era già a conoscenza del fatto che i test di laboratorio non producono letture precise per le emissioni di ossido di azoto delle automobili diesel, e che era già allo studio la piena implementazione di prove su strada, che possono escludere il rischio di falsare i test”.

Volkswagen: “5 milioni i veicoli coinvolti: Golf, Passat e Tiguan”

Volkswagen: “Vogliamo informare i clienti nel minor tempo possibile”  Intanto il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen ha annunciato che cinque milioni di veicoli del suo marchio principale sono interessati in tutto il mondo dalle emissioni manipolate. Alcuni modelli e alcuni anni di produzione, infatti, sono equipaggiati esclusivamente con il motore diesel 189 Es, sul quale è stato scoperto il software per truccare le emissioni. Per Volkswagen si tratta della Golf di sesta generazione, della Passat di settima generazione e della prima generazione della Tiguan. Tutti i nuovi veicoli del marchio Volkswagen che soddisfano gli standard europei EU6 non sono interessati, e comprendono i nuovi modelli Golf, Passat e Touran.

Il presidente del brand, Herbert Diess, ha spiegato che si sta “lavorando a pieno ritmo a una soluzione tecnica che sarà presentata ai nostri partner, clienti e pubblico al più presto”. “Il nostro obiettivo è quello di informare i nostri clienti nel più breve tempo possibile, in modo che i loro veicoli siano conformi alla normativa”, ha aggiunto Diess assicurando che “Volkswagen farà tutto quanto umanamente possibile per riconquistare la fiducia di clienti, fornitori e pubblico”. Il gruppo Volkswagen segnalerà quanti veicoli sono interessati dallo scandalo in ogni mercato. Infine la società tedesca ha ribadito che lavora a stretto contatto con le autorità di certificazione per trovare soluzioni e che i veicoli sono sicuri e funzionano bene dal punto di vista tecnico.

Presto richiamate 11 milioni di auto con centralina modificata

Entro poche settimane, come ha annunciato un portavoce della società, partirà il maxi richiamo del gruppo Volkswagen sugli 11 milioni di vetture con motori diesel dotate di centraline modificate. Inoltre, ha aggiunto il portavoce, “i commercianti potranno essere più precisi a partire dalla prossima settimana” e l’intervento sarà ovviamente gratuito. I proprietari dei veicoli coinvolti dal maxi-richiamo – che sarà effettuato in collaborazione con le autorità nazionali – saranno informati per iscritto. Il portavoce non ha comunque voluto definire i possibili costi di tale operazione.

Suzuki: “Abbiamo venduto le nostre quote Volkswagen”

Lo scandalo Volkswagen ha avuto riflessi pesanti anche sui mercati. E’ di queste ore l’annuncio, da parte della casa automobilistica giapponese Suzuki motor corporation, della vendita le proprie quote Volkswagen (pari a 4,4 milioni di azioni) mettendo così una pietra sopra all’alleanza, mai decollata, per le auto ibride ed elettriche che era stata siglata nel 2009. Separatamente Porsche Automobil holding, in un’email, ha fatto sapere di aver acquistato da Suzuki l’1,5% di Volkswagen. La casa giapponese non ha comunicato il prezzo di vendita della propria quota in Vw ma ha annunciato per il trimestre in corso un profitto straordinario di circa 36,7 miliardi di yen, pari a 270 miliardi di euro.