Lisa Borch, una 15enne danese, dopo aver guardato i video delle esecuzioni di Jihadi John, aveva ucciso la madre con almeno venti coltellate. Ora, un anno dopo l’omicidio, la ragazza è stata condannata a 9 anni di carcere. E’ il quotidiano britannico Daily Mail a raccontare la storia della teenager, che ha ucciso con la complicità del fidanzato iracheno di religione islamica Bakhtiar Mohammed Abdulla, oggi 29enne, condannato a 13 anni di prigione e, una volta esaurita la pena, all’espulsione dalla Danimarca.

I due vivevano a Kvissel, una piccola città danese, e secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine hanno pianificato l’assassinio della madre di Lisa Borch dopo aver guardato per venti volte, a casa di lei, i video delle decapitazioni degli ostaggi britannici David Haines e Alan Henning. Lisa e Bakhtiar hanno preso un coltello e si sono avventati sulla donna, colpendola almeno 20 volte. La teenager ha poi chiamato la polizia, dicendo di aver visto fuggire dalla casa un uomo bianco e che c’era sangue ovunque, ma gli agenti non hanno creduto alla sua versione. Secondo l’Independent, successivamente i testimoni riferirono che la ragazzina sembrava completamente disinteressata dell’accaduto e che all’arrivo degli agenti era seduta sul divano a guardare dei video su YouTube. Nel sangue della madre era stata riscontrata la presenza di sonniferi, somministrati probabilmente la sera prima dell’omicidio. Gli investigatori sospettano che Mohammed Abdullah e Lisa volessero anche partire per la Siria per unirsi allo Stato Islamico.

Lisa e la madre litigavano continuamente a causa dell’ossessione della ragazza per l’Isis, hanno spiegato i testimoni durante il processo. E secondo l’accusa, questi scontri avrebbero scatenato la furia della ragazza. “Si tratta di un omicidio a sangue freddo. C’era un piano tra i due per uccidere la madre della ragazza, che continuava a scongiurare la figlia di allontanarsi da quell’ambiente. Il costante processo di radicalizzazione è stato la causa della morte della donna”, ha detto il procuratore Karina Skou. La corte non è stata in grado tuttavia di stabilire chi abbia effettivamente ucciso la donna, dato che i due hanno continuato ad accusarsi reciprocamente.