L’ultimo sorriso è datato 2004. Il più piccolo dei dodici che Simone Pianigiani ha portato con sé a Berlino, dove l’Italbasket inizia il suo Europeo sabato alle 21 contro la Turchia, si chiama Amedeo Della Valle e aveva 11 anni. Il più grande, Marco Cusin, era ancora un teenager. È passato troppo tempo e quell’argento conquistato ai Giochi di Atene ha abbondante polvere addosso. Tocca a chi in quei giorni guardava gli azzurri di Carlo Recalcati incollato alla tv ripulire le delusioniRvissute dalla pallacanestro italiana in campo internazionale. Il cammino si preannuncia arduo fin dal girone, dove l’Italia incrocerà la Spagna di Pau Gasol, la Serbia vice-campione mondiale e i tedeschi padroni di casa. Sfide in programma tra domenica e mercoledì. Prima sarà tempo di una Turchia che vive la transizione tra due generazioni e della piccola Islanda. Bisognerà lasciarsele entrambe alle spalle e tentare un colpaccio per qualificarsi alla seconda fase, magari in buona posizione.

Se lo aspettano gli appassionati e la Federazione, ci credono i protagonisti. Perché la nazionale si presenta finalmente al completo. In Germania sono volati i tre Nba Danilo Gallinari, Marco Belinelli e Andrea Bargnani. C’è l’ex “americano” Gigi Datome, capitano e stacanovista azzurro, e si candida al ruolo di guastatore il prossimo a volare oltreoceano, Alessandro Gentile. “Da quel secondo posto ad Atene, questa è senz’ombra di dubbio la nazionale più forte che siamo riusciti a schierare. Perché ci sono tutti i migliori e la generazione di giocatori che hanno fatto da ricambio alla mia squadra è ora nel pieno della maturità cestistica”, dice a ilfattoquotidiano.it Carlo Recalcati, il coach che undici anni fa portò l’Italia a un passo dall’oro olimpico. Da allora il buio.

Ma se l’accento viene posto sulla presenza dei tre giocatori Nba, vale la pena ricordare che tutte le nazionali europee di medio-alto livello ne hanno a disposizione almeno altrettanti. Il surplus dovrà arrivare da chi gira attorno. E finalmente l’Italia può dirsi squadra profonda, fattore determinante in competizioni con sfide ravvicinate, forse un pizzico inesperta: “Non vorrei si pensasse che questa nazionale abbia l’obbligo di vincere. Sarebbe un errore grave – spiega Recalcati, ora allenatore della Reyer Venezia -. Tra gli italiani che militano nel nostro campionato non siamo al livello delle altre, ma estenderei il discorso al complesso della rosa. Ci sono nazioni che schierano giocatori, penso a Parker nella Francia, capaci di fare la differenza nelle loro franchigie. Il sogno da cullare è la finale, ma questa squadra ha un vero obiettivo: qualificarsi al torneo preolimpico in programma il prossimo anno.”.

Significherebbe chiudere tra il terzo e il settimo posto: “Per un traguardo del genere siamo concretamente in corsa, il resto è un mix di bravura, forma fisica e fortuna. La prima fase è molto difficile ma può essere il propulsore per fare bene dopo. Gli Europei – continua Recalcati – si giocano su formule e incroci. Passare bene il girone, diciamo non da quarti, vorrebbe dire avere avversari meno ostici e spianarsi la strada verso una concreta corsa alla medaglia. Le prime tre partire segneranno l’Europeo”. Turchia, Islanda e Spagna, quindi, per iniziare ad alzare l’asticella e far accendere definitivamente i riflettori sull’Italia. I favoriti, per Recalcati, restano altrove: “Ma questa è una situazione che ci piace. In tutte le grandi avventure azzurre alla vigilia non eravamo noi i candidati al podio”. Fu così ad Atene e il discorso vale anche per i due ori europei.

Li riportammo in Italia nel 1983 e nel 1999 con le nazionali allenate da Sandro Gamba e Bogdan Tanjevic. La storia colloca i due trionfi a 16 anni di distanza, esattamente quanti ne sono passati dall’ultima volta. In quelle occasioni l’Europeo si giocò in Francia, proprio dove fa rotta la seconda fase di quello che inizia sabato. Luoghi e date tifano Italia. “Serve un catalizzatore e dico che sarà Gallinari. Ha tutto per esserlo: combina leadership naturale, capacità di mettersi al servizio della squadra e d’essere lui il protagonista quando la partita lo richiede”. Il canto del Gallo per svegliare un’Italia, quella dei canestri, in letargo da troppo tempo.

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