“Ci sono milioni di uomini e donne e addirittura bambini schiavi del lavoro! Questo è contro Dio e contro la dignità della persona umana!”. Questa la denuncia che Papa Francesco ha voluto fare nell’udienza generale del mercoledì. Per Bergoglio “l’ossessione del profitto economico e l’efficientismo della tecnica mettono a rischio i ritmi umani della vita”. Francesco ha spiegato ai fedeli presenti nell’Aula Paolo VI che “il tempo del riposo, soprattutto quello domenicale, è destinato a noi perché possiamo godere di ciò che non si produce e non si consuma, non si compra e non si vende. E invece vediamo che l’ideologia del profitto e del consumo vuole mangiarsi anche la festa: anch’essa a volte viene ridotta a un ‘affare’, a un modo per fare soldi e per spenderli. Ma è per questo che lavoriamo?”.

Per il Papa, infatti, “l’ingordigia del consumare, che comporta lo spreco, è un brutto virus che, tra l’altro, ci fa ritrovare alla fine più stanchi di prima. Nuoce al lavoro vero e consuma la vita. I ritmi sregolati della festa fanno vittime, spesso giovani”. Bergoglio ha sottolineato che “il vero tempo della festa sospende il lavoro professionale, ed è sacro, perché ricorda all’uomo e alla donna che sono fatti a immagine di Dio, il quale non è schiavo del lavoro, ma Signore, e dunque anche noi non dobbiamo mai essere schiavi del lavoro, ma ‘signori’. C’è un comandamento per questo, un comandamento che riguarda tutti, nessuno escluso!”.

Al dramma del lavoro schiavo il Papa ha dedicato il messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2015 invitando a “non acquistare prodotti realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone”. Per Bergoglio, infatti, accanto al “dovere delle imprese di garantire ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati”, ma anche “di vigilare affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione”, c’è anche la “responsabilità sociale del consumatore”. Di qui l’appello di Francesco a tutti gli uomini e alle istituzioni a “non rendersi complici” dello sfruttamento umano che sembra “abbia luogo nell’indifferenza generale”.

Nella sua visita pastorale a Napoli, il 21 marzo 2015, il Papa si era scagliato con forza contro il lavoro nero definendolo “una vera e propria schiavitù, uno sfruttamento”, e affermando che chi fa questo “non è umano, non è cristiano e se dice di esserlo è un bugiardo”. In quell’occasione Francesco aveva fatto l’esempio di una ragazza alla quale era stato proposto di fare 11 ore di lavoro al giorno a 600 euro al mese in nero.

Twitter: @FrancescoGrana