Dopodomani, al quartier generale della Fifa di Zurigo si terrà il 65mo Congresso per eleggere il presidente. Favoritissimo è lo svizzero Sepp Blatter, padre padrone del calcio mondiale, vincitore di quattro mandati consecutivi dal 1998 che alla veneranda età di 79 anni si appresta a ottenere il quinto. Ma c’è un problema. Il quartier generale della Fifa dista meno di dieci minuti in macchina dal hotel Baur Au Lac, dove questa mattina l’Fbi e l’Ufficio federale di Giustizia svizzero hanno arrestato una decina di persone. Gli inquirenti hanno parlato di “corruzione istituzionalizzata in seno alla Fifa” per l’indagine che ha portato a una retata clamorosa e senza precedenti, che per la prima volta nella storia rischia di sconvolgere l’architettura di potere del calcio.

Nella conferenza stampa seguita agli arresti, il portavoce della Fifa Walter de Gregorio ha dichiarato: “Il presidente Blatter non sta certo ballando nel suo ufficio, ma non è indagato né coinvolto in alcun modo. Le elezioni si terranno regolarmente, e come previsto, questo venerdì”. Per vincere, alla prima votazione ci vogliono i due terzi (140 voti) dei membri aventi diritto di voto, ovvero tutte e 209 le federazioni nazionali affiliate alla Fifa: con la curiosa situazione per cui il voto delle piccole Isole Cayman vale quanto quello del Brasile. Che le Isole Cayman, prese a esempio non a caso, negli ultimi anni abbiano ricevuto oltre 2milioni di dollari dalla Fifa in aiuti per lo sviluppo del gioco del pallone potrebbe essere una curiosa coincidenza. Ma anche no. Poi, dalla seconda votazione, basterà avere la maggioranza dei voti per essere eletti.

Queste elezioni dovevano essere quelle del regicidio di Michael Platini. L’ex delfino di Blatter e attuale presidente della Uefa aveva optato prima una successione concordata, poi ha scelto la sfida, ed è scivolato clamorosamente sull’affaire Qatar, da cui Blatter è finora uscito indenne, e si è dovuto ritirare. Anche se la nuova inchiesta parallela a quella del Fbi, aperta oggi dalla Procura di Zurigo, potrebbe riaprire nuovi fronti. Come candidati si sono quindi presentati a gennaio Sepp Blatter, il principe di Giordania a e vicepresidente Fifa Ali bin al-Hussein, l’ex presidente dell’Ajax Michael van Praag e il fuoriclasse portoghese Luis Figo, ex di Barcellona, Real Madrid e Inter. Gli ultimi due si sono ritirati pochi giorni fa, non mancando di lanciare le ultime stilettate a Blatter e esplicitando il loro appoggio a Hussein.

Anche Platini è intervenuto nei giorni scorsi sostenendo che una Fifa in mano a Blatter sarà sempre “meno credibile” e appoggiando Hussein, che da par suo proprio ieri ha denunciato di essere stato avvicinato da un intermediario che gli avrebbe offerto un pacchetto di 47 voti. A dimostrazione di quanto nelle elezioni della Fifa a ogni paese non corrisponda un voto, ma un prezzo. Questo è emerso fin dalle prime inchieste sulle elezioni del 1998 in cui Blatter, delfino dell’ex presidente Joao Havelange, sconfigge a sorpresa il favorito Lennart Johansson, allora presidente della Uefa. E poi di nuovo nel 2002 e nel 2011. Ma tra le mille accuse di corruzione, tangenti, conflitti d’interessi – il nipote Philippe Blatter siede nel board di Match, società che si occupa della gestione e vendita di biglietti, viaggi e alberghi per ogni manifestazione della Fifa, e di Infront, potentissima società che gestisce i diritti tv – Sepp Blatter è sempre riuscito a uscire pulito.

Per questo con tutta probabilità anche l’ultima inchiesta, nella quale Blatter non risulta indagato, non riuscirà a spostare voti. E’ vero che qualche delegato potrebbe spaventarsi a votare Blatter, pensando, così facendo, di dichiarare la sua appartenenza a un sistema corrotto. Ma questo sistema, come dimostra l’indagine del Fbi, va indietro di almeno vent’anni: nessuno sarebbe in grado di uscirne pulito e profumato con un voto contrario. Ma c’è di più. Durante il suo ventennio Blatter ha trasformato la Fifa in un’immensa macchina da soldi, procurandosi così molti più alleati di quanti siano disposti ad ammetterlo. Il fatturato della Fifa, che è un’organizzazione senza scopo di lucro, nell’ultimo anno è stato di 1,7 miliardi di dollari, le riserve ammontano a 1,5 miliardi. Dal quadriennio 2010-2014 concluso con i Mondiali brasiliani la Fifa ha fatturato quasi 6 miliardi di dollari tra sponsor e diritti tv. E che per il i Mondiali 2014 siano stati un affare per la Fifa e una catastrofe per il Brasile non è un problema della multinazionale di Zurigo.

Il calcio sono soldi e potere. E tra le gratifiche milionarie ai delegati, la costruzione di alberghi, stadi e centri sportivi di super lusso nelle zone più remote del pianeta – casualmente in località controllate politicamente da funzionari e membri della Fifa – il sistema Blatter fa sì che il suo potere si estenda ben oltre tangibili prove di corruzione. Venerdì Blatter potrà quindi contare su una solida maggioranza composta dalla Caf (Africa, 56 voti), dalla Concacaf (Centro e Nord America, 41 voti) e dal Conmebol (Sud America, 10 voti). Oltre a buona parte dei voti europei della Uefa (54 membri) provenienti soprattutto dall’Est e da alcuni paesi allineati come l’Italia: il paese di Tavecchio, Galliani, Lotito e di quella Infront – di cui è dirigente il nipote di Blatterche gestisce il potere attraverso i diritti tv della Serie A. Non è certo un caso che le indagini del Fbi che hanno portato ai clamorosi arresti di stamane siano arrivate a due giorni dalle elezioni e si concentrino soprattutto sullo storico bacino di utenza di Blatter. Ma, a meno di clamorose sorprese, per un calcio pulito (o meno sporco) sarà necessario ripassare tra quattro anni.

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