Cerco un marito per mio figlio”. Trattandosi dell’India, la stranezza non è che una madre cerchi uno sposo per il figlio mettendo un annuncio su un giornale. La novità è che si tratta del primo messaggio nella sezione matrimoniale creato da una mamma per il figlio gay, in un Paese dove l’omosessualità è stata criminalizzata (e resa nuovamente illegale) nel 2013. “Il candidato deve avere tra i 25 e i 40 anni, una buona posizione lavorativa, essere amante degli animali e vegetariano”. Questo l’annuncio che è apparso martedì 19 maggio sul Mid-Day, quotidiano di Mumbai. Il figlio in questione è Harrish Iyer, fondatore della onlus United Way di Mumbai e tra i più famosi attivisti omosessuali indiani. Tanto da essere considerato dal quotidiano inglese The Guardian tra i 100 più influenti omosessuali del 2013. “Sono orgoglioso di mia madre – racconta il 36enne – È stata una sua idea. Come tutte le mamme, vorrebbe solo vedermi sistemato, a prescindere dal mio orientamento sessuale”.

Un messaggio che è stato censurato dai più importanti giornali indiani. “Il fatto che l’annuncio di mia madre sia stato rifiutato dai principali quotidiani dell’India – racconta Iyer – ha trasformato la ricerca del mio futuro sposo in una campagna per i diritti dei gay”. Chiuse le porte da The Times of India e The Hindustan Times. Per entrambi la medesima spiegazione: l’annuncio è contrario alla legge indiana. Poi il sì della redazione di Mid-Day, noto tabloid di Mumbai. “Abbiamo sempre sostenuto la parità di diritti fra le persone, indipendentemente da casta, religione, colore della pelle e orientamento sessuale – ha commentato al quotidiano inglese The Telegraph Sachin Kalbag di Mid-Day – Per questo, quando ci è stato dato in mano un annuncio matrimoniale per gay, non ci abbiamo pensato due volte prima di pubblicarlo”.

Si tratta del primo annuncio matrimoniale omosessuale della storia del continente indiano, dove essere omosessuale è ancora considerata reato, nonostante i recenti tentativi di decriminalizzazione. Nel 2009, infatti, la legge coloniale che vietava l’omosessualità era stata cancellata. Una sentenza che era stata ribaltata nel 2013, quando la Corte Suprema ha ristabilito l’illegalità dei rapporti tra persone dello stesso sesso. Un annuncio simile alle migliaia di richieste matrimoniale che spopolano nei giornali indiani, quindi, ma che rischia di fare la storia. “Sto diventando vecchia – racconta la 58enne madre dell’attivista lgbt – Vorrei solo che mio figlio (che ha 36 anni, ndr) trovi un compagno prima che io muoia”.

Gli annunci matrimoniali sono una tradizione ben consolidata in India. Spesso sono gli stessi genitori a pubblicarli, richiedendo ai potenziali sposi specifici introiti, posizioni lavorative, e soprattutto dando il limite della casta di appartenenza. Anche questo tabù, invece, viene sfatato dalla madre dell’attivista. L’ultima riga dell’annuncio, infatti, recita: “Caste no bar”, nonostante Harrish Iyer appartenga alla più alta casta dei bramini. Nelle ultime ore, la pagina Facebook di Harrish è stata presa d’assalto con messaggi di sostegno, non solo dalla comunità omosessuale indiana. E tra i messaggi ricevuti, anche quelli di tre uomini disposti a incontrarlo. “Credo che il mio matrimonio avrà una cerimonia vegana, e sarà un mix delle migliori tradizioni di tutte le religioni e caste”, ha raccontato Harrish ai tabloid indiani. “Anche se molto dipenderà dalle preferenze del mio uomo, che dovrà essere vegetariano e amare gli animali”.