Era stato a lungo parroco della chiesa di Santa Lucia a Brindisi e aveva lasciato l’incarico dopo i presunti abusi denunciati dalle Iene nell’autunno scorso. Ora don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è stato arrestato dai carabinieri per vari episodi di violenza sessuale su minori di 14 anni. Sono almeno due gli episodi finiti nell’inchiesta del reparto operativo di Brindisi coordinata dal pm Giuseppe De Nozza: le vittime sono due chierichetti e, secondo l’accusa, hanno subito abusi per due anni, a partire dal 2012. Ma dalle carte delle indagini, che ora hanno portato alla misura cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, è emerso anche un “intervento” del vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci, che invitò alcune presunte vittime a non denunciare e a non parlarne con altri.

Tutto è partito da un servizio delle Iene del 29 ottobre. Oltre ai due episodi di violenza contestati ce ne sono altri per cui non è stato possibile procedere perché più datati. L’esigenza cautelare è stata ritenuta necessaria per il pericolo di reiterazione del reato. A novembre, peraltro, dopo il sequestro dei pc del prete, erano apparse scritte minatorie sui muri vicino alla chiesa in cui per anni Peschiulli aveva prestato la sua opera.

Ci sono anche intercettazioni telefoniche a supporto dell’accusa. In una, in particolare, il parroco parla con una delle presunte vittime che gli spiega che il sabato precedente non aveva potuto recarsi in parrocchia perché doveva studiare: “Ho capito, ho capito, mi hai tradito, ho capito, ho capito”, ribatte il prete. Poi, dopo, aggiunge: “Sine (in brindisino significa ‘sì’, ndr), mi hai come si dice aspetta, come si dice la parola, sedotto e tradito”.

Una delle vittime aveva raccontato tutto a una propria insegnante. Le denunce sono state formulate dai genitori delle vittime dopo che il 15 settembre scorso Giulio Golia, inviato delle Iene, era andato alla chiesa di Santa Lucia e il sacerdote si era barricato all’interno chiamando il 112. La notizia era stata pubblicata dai giornali locali, su facebook e tra i commenti vi erano state numerose segnalazioni da parte di utenti del social network che facevano cenno a circostanze su cui i carabinieri hanno poi compiuto approfondimenti.

Alcuni casi per i quali non è possibile procedere risalgono al 2002. Allora, secondo l’inchiesta, due genitori si erano rivolti con insistenza al vescovo Rocco Talucci, che aveva “espresso meraviglia – si legge negli atti – sul fatto che i giovani avessero parlato in casa delle molestie ricevute, aveva invitato le vittime degli atti sessuali a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”.