EXPO 2015 Padiglione ItaliaLa scena si apre in un giardino sul mare, tra limoni, pasta e conversazione lenta. “Una volta ho guidato nel New Mexico su una strada dritta per 85 miglia”, racconta l’ospite italiano, Sergio.
“Invece l’Italia è tutta una curva, e in questo difficile esercizio di equilibrio che si affina l’arte tutta italiana di arrangiarsi”, sintetizza Roger Cohen editorialista del New York Times nel suo articolo che racconta il viaggio verso Milano, il primo maggio, per l’apertura dell’Expo.

Il vecchio frequentatore della Penisola, dove ha vissuto trent’anni fa, spiega come i difetti pubblici del paese siano delle virtù private nel saper godere il tempo disteso, l’ozio, l’inefficienza: l’altra faccia della medaglia di un paese che non ha saputo cambiare e trasformarsi: “l’efficienza è una delle cose che l’Italia non ha imparato dalla modernità”.

Il commentatore nato a Londra sciorina una serie di impressioni che si trasformano nella descrizione dei cliché che possono infastidire gli italiani per la loro semplicità – se non rozzezza – ma risultano irriverenti solo per la loro nettezza e precisione.

L’articolo pubblicato sul quotidiano newyorchese lunedì parte naturalmente dal cibo e dall’atmosfera di una residenza privata in Liguria per spaziare poi nelle croniche e desolanti inefficienze nostrane: le navette che portano dall’aereo allo scalo di Linate sono le stesse di trent’anni prima quando Cohen era corrispondente in Italia; il bancomat dell’aeroporto è rotto; il banco informazioni è deserto. In città l’inviato s’imbatte negli sfasciatori “black bloc” che rompono e picchiano anche la Polizia.

“Lo Stato è debole in Italia, ma le comunità – la famiglia, gli amici, le città, le regioni – sono spesso potenti, forti”.

Era così e resta così, con quello che di buono comporta nello slalom quotidiano tra lentezze, cattive volontà, furbizie.

“Ci sono ancora sorrisi innocenti in Italia, qualcosa che si può chiamare umiltà. Qualcosa che non ti insegnano nei corsi di marketing. Si torna in Italia per le sue bellezze certo, ma anche per un rifugio dal ritmo senza scampo che ci schiaccia altrove”.

È un’elegia delle italiche debolezze umane che fanno del Belpaese un posto forse sgradevole se non impossibile dove lavorare e produrre ma allo stesso tempo piacevolissimo e unico dove godere la vita e passare il tempo.

Dove Cohen coglie la conversazione sarcastica nella quale ci si lamenta di dover lavorare il 1° maggio ma la scappatoia consiste nel poter non lavorare il resto dell’anno.

Dove dopo le devastazioni i cittadini meneghini scendono in strada e rappezzano la loro città sconciata. Il paese dove Renzi, in una spiegazione di sole due righe, possibile solo nella sintesi anglosassone, cerca di raddrizzare alcune curve modificando la legge elettorale per dare stabilità e facilitare alcune cose.

“Ma il paese resterà comunque pieno di curve”, pericolose ma affascinanti, secondo l’innamorato critico arrivato in linea retta dall’altra parte dell’Atlantico.